Con un governo ancora paralizzato sulla scelta del nuovo vertice di ANAS da oltre sei mesi, dopo essersi piegato all’interessatissimo “no” del M5s ad un manager del calibro di De Carolis, su via Monzambano si addensano minacciosi nuvoloni.

Perché sulle chiacchierate “toninellate” dell’AD Simonini, si stanno muovendo le “fiamme gialle” e la magistratura. Per ora quella contabile e quella civile, ma presto potrebbe toccare anche a quella penale. Soprattutto se certe indagini della GdF dovessero arrivare a determinate conclusioni sulla sconcertante vicenda Bonsignore. Cioè sugli inquietanti retroscena dei 200 milioni di euro pretesi dall’ex-parlamentare dc (già condannato per corruzione) per i progetti di autostrade che non si faranno mai: la Ragusa-Catania (quasi 40, già erogati) e Orte-Mestre (altri 160 previsti dalla solita clausola sospetta  e fortunatamente ancora sub judice grazie all’intervento in extremis del ministro Giovannini).

Una storiaccia  che parte da lontano, abbraccia la rinuncia pubblica alla maggioranza in SITAF (l’autostrada del Frejus) per avere le risorse destinate a Bonsignore e per cui si sono violate precise disposizioni di legge e statutarie, fino a sfociare nella decapitazione dell’intera dirigenza apicale dell’ANAS, attraverso esodi incentivati di oltre 5 milioni di euro (e conseguente possibile danno erariale). Perché per far approvare la pratica Bonsignore era necessaria la manleva al CdA di via Monzambano da parte di quei manager, che invece avevano avanzato obiezioni e riserve.

Quasi tutti, alla fine, accettarono di levare il disturbo incassando 32 mensilità di buonuscita. Tutti, tranne uno, il più esposto su quei progetti, che venne invece licenziato per in-giusta causa malgrado fosse tra i dirigenti più stimati e che dal 2019  ha trascinato l’ANAS in giudizio, chiedendo l’annullamento del provvedimento e il reintegro in azienda. Sullo sperpero di denaro pubblico si stanno finalmente concentrando le attenzioni della GdF, con interrogatori e acquisizioni documentali di vario genere. Tra queste carte, sarebbe saltata fuori anche una lettera, definita “molto indicativa” che certifica la non sostenibilità del progetto Orte-Mestre.

Non basta. Sono state messe agli atti anche le stupefacenti dichiarazioni dell’ex-ministro Toninelli del 24 giugno 2021 in difesa dell’operato di Simonini, sottolineando che le decisioni pro-Bonsignore avevano ricevuto il via libera (e quindi la necessaria manleva) da parte della “prima linea” di via Monzambano. Ma dimenticandosi di specificare che si trattava dei “nuovi” dirigenti, quelli cioè nominati dopo l’epurazione dei dissenzienti.

E tra i quali, per esempio, spicca in un incarico-chiave un sindacalista privo delle necessarie esperienze (in sostituzione del Direttore Amministrativo, spostato bizzarramente ai Sistemi Informativi), ma talmente prono ai voleri dell’AD da ignorare le esplicite riserve di una sua dirigente sottoposta, che ha invece una lunga esperienza nel settore finanza.

Si tratta ora di vedere quali saranno le conseguenze per Simonini e per un’ANAS che attende solo – con la nomina del nuovo vertice – di tornare quanto prima ad essere la più grande stazione appaltatrice d’Italia. Senza i Bonsignore di turno che godono della disapplicazione del Codice degli Appalti e del Codice etico di Gruppo.

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

5 Commenti

  1. Si, quasi tutto vero, però neppure il direttore amministrativo spostato all’informatica aveva tutte le competenze (a dire il vero, nessuna): era il responsabile del reporting di Terna (tabelle e diagrammi) messo lì da quel « genio » di Armani che voleva mano libera per le sue « iniziative » all’estero. C’erano solo 2 persone che avrebbero potuto occupare degnamente quel posto: Granati e quel piemontese (grandissimo rompiscatole) che è andato in pensione a fine 2015. Qualunque altro, preso all’interno di Anas, sarebbe stato un bluff. Come è stato in realtà.

  2. ma il tribunale dell’inquisizione, deputato anche alla tutela aziendale, nel mentre avvenivano tutte queste cose raccontate, cosa faceva?? con tutta la nutrita schiera di soffiatori, non ha tutelato niente??

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