Fincantieri, anche MF scende in campo contro Folgiero e lui per la comunicazione si affida a Comin e Fabretti: buona fortuna…

Sassate aveva già anticipato, nelle settimane scorse, serie perplessità sulla nuova gestione di Fincantieri; ma ora anche una testata autorevole in campo economico come “Milano Finanza”, con un articolo dal titolo “Tra debito e redditività, la rotta perigliosa della nuova Fincantieri”, demolisce la nuova gestione di Pierroberto Folgiero.
Perché il mercato non riconosce visione nel piano industriale, presentato a dicembre, fatto da chi non lo conosce; e da chi, per di più, si affida al figlio del caro amico Alfio Marchini, Alessandro, 30 anni, paracadutato in Fincantieri proprio per svilupparlo. Ovviamente già assunto precedentemente da Folgiero in Maire Tecnimont, adesso è in Fincantieri a riempire le fila di chi non ha nessuna esperienza del mondo della cantieristica civile e tantomeno militare.
Milano Finanza riporta i dati salienti. Il debito è ormai esploso a 3 miliardi di euro (da 2,2 miliardi del 2021) con un rapporto Debito/EBITDA maggiore di 6 e il 2022 si chiuderà sicuramente in perdita (ma si aspettano i dati ufficiali alla chiusura del bilancio a marzo 2023).
È una situazione che in genere farebbe preoccupare qualunque manager, per non parlare degli azionisti, CdP (e quindi MEF) in testa. Il piano industriale 2023-2027 approvato dal CdA a dicembre, ventila infatti qualche debole segnale di miglioramento solo nel 2025. Come scrive impietoso Milano Finanza, “altri 3 anni di camminata nel deserto per gli azionisti”. Tradotto, significa che gli investitori hanno drasticamente bocciato il piano industriale che non fa altro che spostare i problemi fra 2-3 anni, quando questo brillante AD starà magari in un’altra azienda.
Qualche contrattino recentemente acquisito in USA porta il lavoro fuori dall’Italia, ma sulle grandi commesse, specialmente quelle militari, (dove il profitto è più interessante), Fincantieri fa molto fatica a portare risultati. Ora il Governo si sta spendendo sulla gara in Grecia che ormai è l’ultima speranza di portare la gloriosa bandiera italiana all’estero. Se questa dovesse fallire (e certo non per colpa del Governo), Fincantieri vedrebbe ulteriormente indebolita proprio la divisione militare, su cui si regge a fatica tutta l’azienda. Il mondo militare è fatto di accordi, di conoscenze, di rapporti, di legami, di coraggio ed è difficile guidare un gruppo senza nessuna di queste capacità e soprattutto avendo brutalmente eliminato fior di manager o perché  legati a Peppino Bono o per evitare la competizione interna
In sintesi, la nuova gestione di Fincantieri non ha convinto gli investitori (come sottoscrive chiaramente MF), non ha convinto il mercato, non ha convinto molti clienti che ormai stanno scegliendo soluzioni alternative. Però come anticipato proprio da Sassate, l’Amministratore Delegato se la diverte, si fa vacanze aggiuntive a Miami, fa i discorsi della Regina insieme a Graziano quando si tratta di presenziare alla consegna delle navi italiane o del Qatar (contratti ovviamente presi dalla precedente gestione).
Bono aveva l’idea di una grande Fincantieri con velleità forse perfino troppo spinte sulla parte militare. Ma c’erano idee, c’era visione e soprattutto c’era il coraggio di osare e guardare oltre.
Morti  i progetti di acquisizione di Oto Melara e WASS (per non intralciare le fantasie dell’amico e sponsor Alessandro Profumo di Leonardo), sono morti anche i progetti di una cantieristica europea con Navantia e Thyssenkrupp. Insomma: cosa rimane di questa Fincantieri?
Rimane un amministratore delegato che si lamenta perfino dei milioni di euro di stipendio, che -come visto recentemente alla festa di Repubblica a Genova- fa il cagnolino di “Arrogance” e degli input del PD, che usa nuovamente una azienda di Stato per portare dentro amici; il che non sarebbe un problema, se avessero una caratura professionale ineccepibile o almeno una chiara esperienza nella cantieristica.
Adesso che ci saranno le nomine e molto probabilmente in Leonardo arriverà qualcuno di valido al comando, il Governo dovrebbe seriamente riflettere come guardare a Leonardo e Fincantieri come colossi industriali strategici, che meritano il massimo della competenza e dell’attenzione. Servono inoltre persone in grado di essere portavoce dei nuovi indirizzi dell’esecutivo e non essere più  fortezze del PD, per amici del PD e su comandi del PD.
 Come anticipato proprio da Sassate, Folgiero sulla scia delle considerazioni di Enrico Letta, non ha perso l’occasione di far scrivere su La Stampa il “PNRR non si cambia”. Peccato che proprio il Governo stia facendo di tutto per negoziare con l’Europa condizioni che permettano alle aziende italiane, proprio come Fincantieri, di guardare avanti con progetti per una ripartenza industriale sana e sostenibile.
Come fa un investitore a mettere soldi su una azienda leggendo comunicati dell’AD che smentisce le intenzioni e  le dichiarazioni del Governo che probabilmente ha votato il 25 Settembre come milioni di altri italiani?
Fonti interne dicono che a dicembre, Folgiero a colloquio con CdP si sia vergognato di chiedere un aumento di capitale, perché senza idee per una crescita sostenibile e senza idee pure su come migliorare la situazione economica-finanziaria. E abbia furbescamente preferito spostare in avanti il problema. Magari a giugno, quando si sarà concluso il ricambio dei vertici delle aziende controllate dal MEF e la cosa potrebbe passare più sotto silenzio…
Le aziende di stato si gestiscono con un piano industriale, con idee chiare, con confronti continui con il Governo e soprattutto con un presidio costante del mercato. Il contrario di quello che fa Folgiero.
Che intanto si dedica a ristrutturare la comunicazione aziendale. Come? Pare che l’ultima idea geniale sia quella di affidarsi alla Comin&Partners, che metterebbe in campo nientemeno che Federico Fabretti, l’ex “guru” di Mauro Moretti, prima in Ferrovie e poi in Finmeccanica. Un prodiano doc (e come ti sbagli?) a cui la leggenda attribuisce il merito (si fa per dire) di essere riuscito a convincere il “Ferroviere” a ribattezzare Leonardo la gloriosa azienda di piazza Montegrappa.
Una scelta che finora non ha certo portato fortuna…Se è vero, vediamo cosa si inventa per Fincantieri.

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