In un momento storico come quello che stiamo vivendo, costantemente sul chi vive e in perenne crisi pandemica, identitaria e lavorativa, l’unica cosa che viene in mente al “Fatto Quotidiano” è confezionare un articolo a firma di Massimo Fini, storico cronista del giornale di stampo travagliano, per urlare a gran voce che lui agli Europei tiferà contro l’Italia, preferendole il Belgio, e augurandosi che gli azzurri perdano nonostante Mancini «abbia messo in piedi una bella squadra, che non è fatta di fenomeni ma che ha un gioco, va costantemente in avanti, abbandonando l’antica abitudine italica, sparagnina ma redditizia, di difesa e contropiede».

Un’affermazione draconiana che già di per sé è un po’ fine e sé stessa, se la si unisce al lapidario: «Non posso tifare Italia perché è un paese di corrotti, a tutti i livelli, anche i più infimi (alla Canottieri, antico e prestigioso Circolo meneghino per la cui iscrizione si pagano circa 1300 euro, dove vado a nuotare, mi hanno rubato anche le mutande sporche)». Ci verrebbe da consigliargli di cambiare Circolo Canottieri, di iscriversi alla piscina comunale, se non è troppo “infima” per il suo status, oppure visto che puoi permettersi di sborsare quella cifra, di non stare troppo a lamentarsi perché c’è chi con 1300 euro non riesce nemmeno ad arrivare alla fine del mese. Giusto per fare un po’ di sano populismo spiccio che piace tanto a Marco Travaglio.

E poi via andare a sciorinare tutti i torti subiti nella professione, l’essere stato boicottato in tv, gli articoli non considerati, le trasmissioni chiuse e tutte le altre voci del curriculum per dimostrare al lettore pancista che lui di cose ne ha fatte nella vita e che, se decide di non tifare Italia, lo fa a ragion veduta, visto quello che l’Italia gli ha fatto. I “torti” che Fini avrebbe subito sono figli, semmai, di un’ingerenza politica, che poi è la medesima che mette in atto, da anni, il giornale per il quale lavora. Perché Fini, anziché parlare di sé stesso, non equipara l’ascesa di Di Maio (senza una formazione politica e telecomandato dalla Casaleggio Associati) al cursus honorum di un povero laureato precario che guadagna 400€ al mese? Non è un’ingiustizia quella? Invece, per il Fatto, Di Maio non è l’ennesimo miracolato della politica, ma l’emblema della middle class che riesce ad entrare nel salotto buono.

Ma il meglio arriva ora. Perché, cari lettori, se l’Italia dovesse vincere l’Europeo: «Draghi si approprierebbe della vittoria come fecero nel 1982 il presidente Pertini e persino Giovanni Spadolini, premier, che non solo non aveva mai visto un pallone in vita sua, ma era l’uomo meno fisico che si sia mai visto. Il generale Figliuolo, prendendo da Berlusconi (“il Milan vince perché adotta la filosofia della Fininvest”) direbbe che l’Italia vince perché adotta la sua logistica». Siamo dinnanzi ad una distopia tale che nemmeno Orwell avrebbe osato tanto. Mi auguro per Fini che non succeda come nel 2013, quando Berlusconi (dato per spacciato) pulì la sedia di Travaglio alla trasmissione di Santoro “Servizio Pubblico” e poi fece una gran rimonta. Sai che smacco!

A questo punto viene da chiedersi: se Giuseppe Conte (di cui Fini, presumo, sia nostalgico e si annoveri tra la folta schiera delle sue “vedove”), fosse rimasto saldamente al governo, anche lui si sarebbe intestato l’eventuale vittoria italiana? E in quel caso a Fini la cosa sarebbe piaciuta? Probabilmente sì, per il semplice fatto che Conte è l’avvocato del popolo, piace alle casalinghe, le nonne vorrebbero averlo come nipote e chi se ne importa se con il suo diabolico collega Arcuri stavano per mandare in vacca la campagna vaccinale, se ti piazzavano una conferenza stampa alle 20:30, ma facciamo anche 21:00, ma poi mettici il ritardo accademico allora entro in scena alle 21:30 e chi s’è visto s’è visto solo perché Rocco GF Casalino mi ha detto di fare così?

Caro Fini, di’ piuttosto che tifi Belgio perché ti piace Kevin De Bruyne e facciamola finita perché se i vari governi ti avessero fatto fare tutte le trasmissioni televisive che volevi, già che c’eri potevi chiederglielo a Conte, a quest’ora stavi con la bandiera incollata al collo a fare caroselli con il monopattino.

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