Alla fine, i vertici della Fondazione Policlinico Gemelli ce l’hanno fatta a far arrivare Papa Francesco. Lui ne avrebbe fatto volentieri a meno, dopo essere riuscito a tenersene a debita distanza in questi ultimi sette anni. Ma la scelta del professor Roberto Bernabei come medico di fiducia, l’ha costretto al sacrificio di farsi operare proprio lì; dove aveva annullato all’ultimo momento la visita del 27 giugno 2014 per festeggiare i 50 anni del nosocomio e non aveva più accettato di metterci piede. Sia per gli improvvidi accordi con il Qatar (vedi la vicenda del Mater Olbia così cara al cardinal Becciu), sia per certe aperture “privatistiche”, ma soprattutto per quelle “infiltrazioni massoniche” all’interno dell’establishment della Fondazione, dell’Università e dei primi livelli ospedalieri (vedi le precedenti Sassate).

Sulle strutture sanitarie cattoliche, il Pontefice ha le idee molto chiare: no alla ricerca del profitto, perché le uniche ricerche ammesse devono essere quella scientifica e quella della salute pubblica. Tanto è vero che corre voce che abbia temporaneamente bloccato anche il ventilato passaggio del Fatebenefratelli sull’isola Tiberina al colosso sanitario privato milanese San Donato. Prima di dare il via libera, il Papa vuole vederci chiaro, teme possibili speculazioni e dopo il recente scandalo che ha terremotato la struttura economico-finanziaria della S. Sede non vuole correre rischi, finendo magari di nuovo sui media di tutto il mondo.

E così, approfittando della convalescenza nella stanza dove tante volte fu ospitato Giovanni Paolo II, pare interessato ad approfondire un altro “dossier: quello relativo ai retroscena del semi-fallimento del Gemelli Molise. Strana storia anche questa, molto strana. Proprio oggi, 9 Luglio, saranno aperte le buste con le offerte (almeno sei) degli imprenditori privati della sanità interessati a rilevare l’Ospedale (tra loro, De Benedetti, Angelucci e Patriciello).

Una struttura finora di proprietà della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, costituita nel 2018 dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Istituto Giuseppe Toniolo e diventato in questi anni un centro di eccellenza nell’oncologia e nella cardiochirurgia di tutta la regione ma anche del Centro Sud. Bene e come mai, allora, è finita all’asta? Mistero, perché dalla casa madre romana, nessuno parla, nessuno spiega, nessuno risponde.

Neppure ai vescovi molisani, che pure hanno espresso tutta la loro preoccupazione. Trapela soltanto che la scelta sarebbe dettata dalla necessità di fare fronte al passivo accumulato. Già, il passivo di Gemelli Molise, che però -spiegano fonti sindacali- sarebbe soltanto colpa di un presunto “atteggiamento ostativo” da parte della Regione e quindi facilmente superabile se la politica avesse fatto il suo dovere. Invece -è l’accusa- le autorità regionali avrebbero fatto incancrenire la situazione e soltanto all’ultimo momento si sarebbero decisi a farsi avanti con una proposta di intervento bocciata da Roma. Con la bella prospettiva di trasformare un centro d’eccellenza pubblico (dove peraltro i promessi investimenti per favorire la ricerca e quindi la nascita di un IRCCS non sono mai arrivati) in uno in mano ai privati.

Ecco, il quesito su cui potrebbe a questo punto fissarsi l’attenzione di Papa Francesco è proprio questo: il gioco vale la candela?; è opportuno rinunciare a Gemelli Molise in cambio di poche decine di milioni (si parla di 30/40, ma non c’è conferma)? E soprattutto: quali garanzie ci sono circa il mantenimento dei posti di lavoro, da parte di un investitore privato abituato a ragionare solo con la logica del profitto? Con l’emergenza covid (520 morti nel piccolo Molise) si è toccata con mano l’importanza e l’indispensabilità del Servizio Sanitario Nazionale: c’è bisogno di altro per bloccare la svendita del Gemelli di Campobasso?

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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