
ENI: dopo un lungo “braccio di ferro”, la sempre avida Di Foggia comincia a portare a casa i primi “benefit”
Appena insediata come presidente, Giuseppina Di Foggia aveva snocciolato le sue richieste: assegnazione di un adeguato alloggio di servizio (formalmente non risiede a Roma), assunzione della sua segretaria e del fidato autista, cui andava messa a disposizione un’auto di servizio di primo livello.
La risposta del numero 2 dell’ENI, Claudio Granata, d’intesa con l’AD Claudio Descalzi, era stato “no” su tutta la linea.
Dopo cinque mesi di proteste e di “raccomandazioni” dal fronte politico, si sta ora arrivando a delle soluzioni di compromesso: ok alla casa, contratto a tempo determinato (legato alla durata dell’incarico presidenziale) per segretaria e autista.
La Di Foggia, insomma, si dovrà accontentare e supplire a tutte le altre ristrettezze con i 750mila euro della sua ricca indennità presidenziale. E chissà se rivolgerà almeno un pensiero grato al generale Giuseppe Zafarana che l’ha preceduta nell’incarico. Perché se non ci fosse stato lui, il compenso si sarebbe fermato a quota 500mila. Una miseria rispetto alle cifre raggiunte quando spopolava in tema di retribuzioni come AD di Terna.
In ENI, comunque, i problemi di Granata non sono finiti con il “braccio di ferro” con la Di Foggia. Visto che a Palazzo Chigi ancora aspettano notizie sulla promessa riorganizzazione interna delle funzioni di corporate. Perché se è vero che Lapo Pistelli e’ stato destinato ad un nuovo incarico (che sta peraltro facendo rotolare dalle risate gli esperti di “materie prime critiche”), e’ anche vero che analoga “rotazione” non ha raggiunto l’ex-capo di gabinetto di Mario Draghi, cioè Antonio Funiciello.
Su questo, Granata sembra non voler sentire ragioni, malgrado le sollecitazioni. Forse pensa davvero, come risponde spesso a chi lo sollecita ad agire, solo alla ricca pensione che avrà a disposizione tra pochi mesi, quando compirà i fatidici 67 anni. E tira dritto in vista del traguardo.


