Acca Larentia: l’importante è rilanciare l’antifascismo, non interrogarsi sull’impunita’ degli assassini comunisti

Non aspettavano altro. Per tutte le sinistre (con contorno di centristi), l’occasione era troppo ghiotta per non approfittarne. Per poter rilanciare un po’ di rigurgiti antifascisti. E la commemorazione della strage di Acca Larentia (due ragazzini inermi trucidati da un commando di aspiranti brigatisti  rossi , più un terzo “giustiziato” con un colpo alla nuca da un capitano dei carabinieri) non se la potevano lasciar sfuggire.
Così è stato. Non uno che abbia speso una parola di pietà per gli assassinati, non uno che abbia avuto il coraggio di denunciare le omissioni e le complicità che dopo quasi mezzo secolo continuano ad impedire l’identificazione e la condanna dei responsabili.
No, l’importante è solo gridare allo scandalo per quel “presente!” che perfino la Cassazione ha stabilito non costituire reato; l’importante è inorridire per i saluti romani che hanno accompagnato quel rito.
E naturalmente prendersela con il governo guidato da Giorgia Meloni, che -come nel calcio- dovrebbe rispondere di “responsabilità oggettiva”.
Interrogazioni, media scatenati, i giornali radio Rai che -dietro input del direttore demitianleghista Francesco Pionati- sembravano notiziari di “Onda Rossa”, commentatori e conduttori che hanno fatto a gara per appuntarsi un’altra medaglia al valore dell’antifascismo militante. Una vergogna assoluta.
Possibile che in questi 46 anni, nessuno degli infaticabili giornalisti d’inchiesta abbia sentito il bisogno di provare a fare luce su questa orrenda vicenda? Possibilissimo. Anzi, sicuro. Perché per loro quei tre poveri ragazzi restano morti di serie B.

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