Afghanistan: medaglia d’oro all’Italia anche nella fuga veloce dell’ambasciatore, gli altri sono lì

L’ambasciatore inglese? È ancora a Kabul. Quello francese? Idem. E il tedesco ? Non solo non si è ancora mosso, ma tratta pure personalmente con i talebani i rimpatri. Perfino il capo della legazione spagnola ha dichiarato che resterà nella capitale afghana fino a quando anche l’ultimo compatriota non sarà partito.

Insomma, i diplomatici di primo livello europei (compreso il rappresentante dell’UE) sono tutti ancora a Kabul. Tutti, tranne il nostro impavido ambasciatore Vittorio Sandalli, partito con il primo volo utile del 15 agosto.

Dopo aver disposto che l’unico a rimanere fosse l’ultima ruota del carro, il secondo segretario Tommaso Claudi. Poi, sbarcato a Fiumicino, ha provato a metterci una pezza, facendo annunciare dal soccorrevole ufficio stampa della Farnesina che l’ambasciata a Kabul era stata prontamente riorganizzata a Roma. Per fare cosa non è dato sapere.

Non contenti di questo roboante annuncio, dal Ministero degli Esteri lo staff di Di Maio ha provato a truccare ancora di più le carte. Prima facendo attribuire dai soliti media compiacenti al povero Claudi la qualifica di console (mai stato un consolato a Kabul) e poi con il seguente lirico tweet : “Oltre quel muro, c’è la speranza. Grazie al nostro console a Kabul Tommaso Claudi. Non si sta risparmiando, senza sosta, fino all’ultimo”. Proprio come il suo capo…

Avrebbe commentato Emilio Fede in uno dei suoi memorabili “fuori onda”: “Che figura di m…” per l’Italia.

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