
Berlino starnutisce, Pechino offre il fazzoletto
L’Unione europea entra nella stagione dei riscaldamenti con gli stoccaggi di gas al 75%, un livello basso rispetto agli anni precedenti. Ma la media nasconde il problema più serio: in Germania, il maggiore consumatore europeo, le riserve sono appena al 61%. A inizio luglio erano al 41%: in quattro mesi è stato aggiunto poco gas.
Non significa che il Paese resterà senza forniture. Si può comprare più gas, anche liquefatto, ma a caro prezzo. E il mercato è già sotto pressione: le interruzioni legate alla guerra con l’Iran hanno ridotto le esportazioni qatariote proprio mentre cresce la domanda invernale. Il prezzo olandese di riferimento ha superato i 100 euro per megawattora, ai livelli del 2022.
La difficoltà tedesca ricade su tutta Europa. Alessandro Noce, direttore generale per i mercati e le infrastrutture energetiche del ministero italiano, ha denunciato un doppio costo: Roma ha speso 300 milioni per riempire i propri stoccaggi e ora paga di più perché Berlino compra gas sul mercato. Il governo tedesco sostiene che gli acquisti tardivi della società pubblica SEFE non siano abbastanza consistenti da muovere i prezzi. Ma il mercato reagisce anche ai segnali: dopo due estati in cui Berlino ha lasciato fare agli operatori, l’intervento pubblico comunica che il gas scarseggia e che la Germania è disposta a pagarlo caro.
Nel 2025 Berlino e altri Paesi avevano chiesto di allentare gli obiettivi europei di riempimento, temendo che sostenessero i prezzi estivi. Oggi quella scelta mostra il suo costo: senza coordinamento, la corsa agli acquisti di un grande Paese mette sotto pressione tutti gli altri.
La Cina, intanto, porge il fazzoletto. CATL, il maggiore produttore mondiale di batterie per auto elettriche, ha firmato un’intesa con la tedesca Intilion per fornire tre gigawattora di batterie al sodio in Germania, Austria e Svizzera. Le intese firmate da CATL arrivano così a circa dieci gigawattora. Non sono ancora contratti, ma indicano una strategia.
Le batterie al sodio, meno dense ma potenzialmente meno costose, possono accumulare energia per alcune ore e attenuare i picchi di prezzo, riducendo in parte il ricorso alle centrali a gas. Non possono però sostituire gli stoccaggi stagionali: conservare energia dal giorno alla notte è una cosa, dal’estate all’inverno un’altra.
Per l’Europa, stretta tra scarsità di gas e dipendenza tecnologica, la lezione è chiara: nella transizione energetica si dipende ancora dagli idrocarburi, ma sempre più anche dalle batterie cinesi.
Ecco il prezzo che si paga per aver portato il Continente a perseguire una politica di deindustrializzazione a colpi di green deal.


