“Caso Crosetto”, il desolante panorama mediatico già delinea gli schieramenti, pro e contro magistrati orientati e finanzieri felloni

Subito una considerazione: se invece di Crosetto, fosse stato un ministro Pd dei governi Draghi e Conte a denunciare le intrusioni informatiche sui dati privati dei politici (e in solo), sarebbe avvenuto il finimondo. Aperture delle prime pagine, editoriali scandalizzati, pezzi a gogo’ dei giornalisti d’inchiesta.
Invece, niente di tutto questo, salvo qualche lodevole  eccezione (ma anche in questo caso, più per buttare acqua che non benzina sul fuoco).
Detto questo, cerchiamo di capire bene l’esatta portata dello scandalo denunciato dal ministro della Difesa, che -almeno dai primi risultati delle indagini- sembra avere perfettamente ragione a parlare di “attacco alla democrazia”
Il 25 settembre dell’anno scorso, il centrodestra vince nettamente le elezioni politiche. E i giornali che hanno sempre appoggiato il centrosinistra in generale e il Pd in particolare, cominciano il tiro al bersaglio contro i possibili ministri. In questa caccia all’”incompatibile” o comunque all’”indesiderabile”, si distingue per virulenza “Domani”, il quotidiano di Carlo De Benedetti, l’imprenditore che -malgrado i trascorsi giudiziari e le cantonate politiche- si spaccia dalla Svizzera per il grande moralizzatore e stratega italiano. Disprezza Giorgia Meloni e quindi -per la proprietà transitiva- tutti i suoi ministri, nessuno escluso.
Ma il trattamento peggiore viene riservato a Guido Crosetto, ex DC e FI, tra i fondatori di Fratelli d’Italia, il partito che ha trionfato. Saltano fuori tutti i dati sulle sue dichiarazioni dei redditi, sull’entità dei compensi percepiti come presidente dell’AIAD e da Leonardo. Conclusione: non può fare il ministro, tantomeno della Difesa, quindi se ne deve stare a casa.
Crosetto, senza dare pubblicità alla cosa, si comporta da uomo delle istituzioni. Poiché non ha nulla da nascondere, ma sente puzza di bruciato, si presenta alla Procura della Repubblica di Roma e sporge formale denuncia.
E i pm, a loro volta senza che trapeli nulla, partono in quarta. Nel giro di tre mesi, individuano la “talpa”. È il luogotenente della GdF (cioè un maresciallo che per meriti speciali è riuscito a diventare ufficiale) Pasquale Striano.
Qui salta fuori il primo dato sconcertante. Striano è distaccato presso la DNA, la Direzione Nazionale Antimafia, che ha solo compiti di “coordinamento” delle varie Procure territoriali. Dunque, non dovrebbe svolgere indagini autonome. Invece, la “talpa” ne ha svolte una marea. E non solo nei confronti di Crosetto, ma anche di centinaia di altri personaggi di primo piano, politici e non.
Messo sotto torchio, Striano nega di aver agito irregolarmente e chiama in qualche modo in causa il sostituto procuratore della DNA Antonio Laudati.
Così, la Procura di Roma, è costretta a fermarsi e a spedire il già corposissimo dossier a Perugia, sede deputata per le indagini che potrebbero riguardare magistrati in servizio nella Capitale. Mentre Striano e Laudati lasciano i rispettivi incarichi.
Due giorni fa, la “fuga di notizie” che ora potrebbe compromettere o quantomeno ritardare gli sviluppi delle indagini.
Chi è stato? Toccherà al Procuratore Cantone cercare di scoprirlo. Perché da questo risvolto può dipendere quale risulterà essere davvero il retroscena dell’inchiesta: un vero e proprio “attentato alla democrazia” come sospetta Crosetto, oppure soltanto il caso di un ufficiale un po’ arrivista e troppo amico di qualche “giornalista d’inchiesta”?
E qui, appunto, si arriva agli schieramenti mediatici. A denti stretti, la maggior parte dei giornali, sta dando un minimo di credito al ministro, ma è ancora incerta su come andare avanti. Perché il “rischio politico” di fare un piacere al governo di centrodestra, è ben presente nelle redazioni più sbilanciate a sinistra.
Ma non manca neppure chi, dall’altra parte della barricata, sembra aver già adottato la linea “difensivistica” che ha scelto Striano, in parallelo con la GdF, molto preoccupata del possibile tifone che finirebbe per scatenarsi su vari gangli delle “fiamme gialle” se lo scandalo dovesse invece allargarsi a macchia d’olio.
Perché di intercettazioni abusive “a strascico” e analoghe irruzioni informatiche si parla ormai da troppo tempo. E le voci proprio su determinati apparati della GdF galoppano.
D’altra parte, l’esito delle perquisizioni e dei sequestri operati dagli inquirenti romani sui dispositivi in uso a Pasquale Striano, sono davvero inquietanti. Ed è un po’ difficile pensare al dossieraggio di una persona sola, senza complici o mandanti.

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Ultimi Articoli

Rimani in contatto

1,253FansLike
1,323FollowersFollow
2,571SubscribersSubscribe

Ultimi Articoli