CONFINDUSTRIA: lo strano asse Gozzi-Bonomi rischia di paralizzare la scelta del nuovo Presidente tra Orsini e Garrone

A quanto pare, ad Antonio Gozzi le regole non vanno a genio. Soprattutto quelle che lo fanno perdere. Il “re dell’acciaio” avrebbe voluto conquistare la poltrona più alta di Confindustria e invece non riuscirà neanche ad andare al voto finale del 4 aprile, perché non ha raggiunto la soglia del 20% dei voti assembleari certificati che servono a concorrere alla presidenza, cosa che invece hanno presentato Emanuele Orsini ed Edoardo Garrone.
 E allora Gozzi che fa? Cerca di sovvertire le regole e accusa i saggi di Confindustria di averlo escluso. Dice di avere oltre il 25% degli associati al suo fianco. Ma nelle regole di Confindustria non contano i messaggi di vicinanza e le lettere di sostegno, bensì le delibere formali, che però nel caso di Gozzi non raggiungono la soglia per arrivare al confronto finale. Ma tanto basta al potentato dell’acciaio per armare un polverone scatenando agenzie di comunicazione e amici imprenditori pronti a tutto pur di attaccare l’asino dove vuole il padrone.
Un gioco al veleno che se dovesse continuare minerebbe prima di tutto l’affidabilità delle regole confindustriali e poi aiuterebbe il presidente uscente ad allungarsi la vita. Sì perché se si dovesse passare per l’incubo dei ricorsi l’unico a guadagnarci sarebbe Carlo Bonomi che resterebbe in sella finché il groviglio non si sarà sciolto.
E così assistiamo, magari senza volerlo, a un nuovo asse Gozzi-Bonomi, dove l’uno tenta di ribaltare le regole del gioco e l’altro fa finta di nulla per convenienza. Per fortuna a vigilare su tutto c’è la commissione dei saggi che per ora sta gestendo la complicata corsa con serietà e rettitudine.
I due veri sfidanti alla presidenza, Orsini e Garrone, provano a non farsi trascinare nelle polemiche e pensano già ai programmi che dovrebbero rendere noti già questo giovedì. Dentro Confindustria la partita è aperta. In molti vorrebbero un imprenditore che possa rappresentare la stragrande maggioranza dell’imprenditoria italiana, ormai purtroppo più medio-piccola che grande. In questo Orsini sembra essere il candidato che indossa quella taglia. Su Garrone invece punterebbe chi vuole essere rappresentato da una solida tradizione familiare di imprenditori più adatti a comparire su una copertina di Forbes. Va detto però che i Garrone negli ultimi anni hanno lasciato la vecchia strada industriale per quella della finanza legata agli affari sull’energia. Tanto che in XX Settembre qualcuno si chiede se possa essere definito ancora un imprenditore.

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