CONSIP: com’è possibile stravolgere la realtà quando si hanno difensori compiacenti

Lo “scoop” di Sassate che ha portato alla caduta del CdA di CONSIP (e alla conseguente cacciata dell’AD Marco Mizzau) continua a provocare reazioni di vario genere. Quelle rabbiose dei media che hanno preso -come si dice in gergo giornalistico- il “buco”, ma anche quelle servili nei confronti dell’interessato.
E allora sarà il caso di mettere ordine in questa squallida vicenda, raccontando perbene come si è sviluppata e rivelando una serie di passaggi che l’ineffabile Mizzau, i suoi comunicatori e i soccorrevoli amici della carta stampata si guardano bene dal rendere noti.

Un mese fa (esattamente il 27 marzo) Sassate denuncia il clima che si è venuto a creare all’interno di CONSIP per gli atteggiamenti maleducati e i commenti sessisti che Mizzau sfoggia regolarmente, anche durante le riunioni a cui partecipano i dirigenti dell’azienda.
Una dipendente che chiede l’anonimato per il timore di rappresaglie, conferma tutto e lamenta l’assenza di reazioni e il silenzio della presidente, Barbara Luisi.
Nel frattempo, la dirigente maggiormente presa di mira da Mizzau durante uno degli ultimi vertici operativi, decide di fare un passo avanti e attraverso la piattaforma aziendale del whistleblowing, denuncia i comportamenti dell’AD.
La Luisi non può più fare finta di niente e scatta l’istruttoria, condotta dalla stessa presidente e dalla colleghe che guidano il collegio sindacale e l’organismo di vigilanza. Mizzau nega tutto, ma vari dirigenti confermano la veridicità della denuncia. Quando si rende conto che la posizione di Mizzau è indifendibile, la presidente si consulta con i vertici del MEF, che suggeriscono come risolvere il problema: dimissioni congiunte sia della Luisi che della consigliera Luisa D’Arcano e CdA -compreso Mizzau- che decade.

A quasi un mese dalla prima denuncia, Sassate rivela il clamoroso sviluppo della vicenda.
E a questo punto, scattano le invidie nelle redazioni dei giornali e le rabbiose reazioni veicolate da Mizzau e comunicatori (si fa per dire) CONSIP.
Il nostro sito diventa un blog, le notizie messe on line sarebbero solo frutto di denunce anonime e quindi inaffidabili. Nessun media che si faccia scrupolo di andare ad indagare sui veri retroscena.

Il Corriere della Sera, dopo aver fatto finta di niente per due giorni, guida la carica. Repubblica e Il Fatto Quotidiano citano correttamente la “fonte”, ma subito dopo seppelliscono il caso. Nel frattempo, Mizzau continua a far veicolare le sue balle, condite con roboanti affermazioni circa i risultati aziendali ottenuti. Come a dire: ero diventato “scomodo”per i miei molteplici successi.E così, riesce a coinvolgere in questa inaffidabile e menzognera autodifesa anche “il Giornale”, che decide di scendere in campo al suo fianco, discettando di “finto me too” e di macchina del fango nei confronti dell’ex-AD.

Ma certo, come no. E poi da che pulpito specchiato arriva la solita domanda retorica sull’ “a chi conviene?”, vero Osvaldo De Paolini? Perché -a proposito di scandali- mica tutti si sono scordati della Lombardfin.

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