CONSIP, silenzio sulla Sassata che denunciava i comportamenti dell’AD Mizzau; ecco ora lo sfogo di una dipendente

Caro Direttore,
sono ormai passati diversi giorni dalla “Sassata” sugli intollerabili comportamenti del nostro Ad, Marco Mizzau. Bene, silenzio  di tomba. Eppure è stata letta da centinaia di dipendenti ed è ben nota all’interno dei palazzi del potere. Gli “addetti ai lavori” la considerano una questione grave, quasi incredibile, perché sono in gioco i diritti costituzionali. Episodi anacronistici per i nostri tempi, che non è bene lasciare nell’ombra.
Con le elezioni europee all’orizzonte e considerando gli scandali passati di Consip, ci si chiede: cosa fare ora? Continuare a suscitare scalpore a spese dei dipendenti che lavorano onestamente ogni giorno? Ma puntare sul senso del dovere aziendale per mettere a tacere violazioni gravi, reiterate nel tempo, è ancora più scorretto del fatto stesso. Equilibrare il senso del dovere con la violazione del codice etico, è un abominio.
Riprendendo la “Sassata” sembrerebbe che in Consip non ci sia più un clima sereno, che al di là della panchina rossa dipinta a mano ci sia una realtà in cui atteggiamenti sessisti siano invece ripetuti. La partitá di genere è solo un titolo, uno slogan da sbandierare al bisogno o un modo di pensare che nel quotidiano si concretizza? E a questa domanda corrispondd un silenzio  che ci piace poco.
E che può piacere casomai solo a quelle istituzioni politiche che scelgono chi deve guidare una azienda di stato e dovrebbe dare innanzitutto l’esempio.

Bene, allora “tu donna che sai fare il caffè ” o “che ragioni solo sull’onda dei tuoi ormoni” come si concilia con il diritto costituzionale di parità, con il rispetto, con la meritocrazia e con il riconoscimento dei risultati?
Il mondo del lavoro è lo specchio della società, di una società che si indigna giustamente in massa per i femminicidi e che lotta perché vengano garantiti gli stessi trattamenti tra lavoratori, uomini e donne che siano.
Così non sembra essere in una delle aziende partecipate più importanti del nostro paese. Azienda che ultimamente non sta attraversando un momento sereno e che chiama le istituzioni a prendere una decisione forte e esemplare.
Ma le istituzioni chi sono? Governo e parte di una politica che nominano rampolli inesperti a gestire società che sono punti chiave di un paese, non dovrebbero almeno battere un colpo?

E chi ne paga le conseguenze? Dirigenti, funzionari e semplici lavoratori che hanno avuto il coraggio di denunciare e che sono in attesa di una decisione all’altezza della segnalazione. E allora perché non se ne parla? Perché non c’è la giusta attenzione anche questa volta?

Bella domanda! Forse perché è una cosa così grossa che solo facendo finta di nulla, solo aspettando che il tempo passi e lenisca tutte le ferite, che si può affrontare.
Ma il coraggio di tutti questa volta delinea un percorso diverso. La lotta è impari ma citando esempi storici eclatanti non tutto ciò che è difficile è impossibile.

Questo sfogo, caro direttore, vuol essere solo un punto di attenzione affinché le donne e gli uomini, i lavoratori tutti, siano trattati sempre allo stesso modo; e che in un paese civile come il nostro saltino fuori gli anticorpi alle ingiustizie prima che accadano cose ben più gravi. Perché così non vengano soffocate le aspirazioni dei nuovi giovani che si approcciano a un mondo del lavoro difficile, che ha regole complicate. Almeno salvaguardiamo i diritti! E a questo grido che la Presidente, peraltro donna, non risponde, che le istituzioni non rispondono. Forse possiamo fare qualcosa: intanto, parliamone.
Grazie dell’attenzione, la prego soltanto di non pubblicare il mio nome. Può immaginare cosa potrebbe accadere…

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