
Difesa europea: finisce il mito dell’integrazione, torna la politica industriale
Negli ultimi anni Bruxelles ha costruito la narrazione della “difesa europea” attorno ai grandi programmi industriali comuni. Il fallimento del Future Combat Air System dimostra invece che la realtà è molto diversa. Il progetto simbolo dell’integrazione franco-tedesca è stato archiviato, ma non la cooperazione politica tra Parigi e Berlino.
Emblematico il caso del cosiddetto combat cloud. Mentre il caccia FCAS viene sacrificato, sopravvive la rete digitale che dovrà collegare velivoli, droni, sensori e sistemi d’arma.
Lo stesso vale per la deterrenza nucleare. L’ipotesi che la Germania partecipi a un’esercitazione nucleare francese sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa. Parigi non condividerà il proprio arsenale, ma manda un messaggio preciso: costruire una deterrenza europea più credibile mentre cresce il dubbio sull’affidabilità del tradizionale ombrello americano.
Anche nello spazio emerge la doppia natura dell’integrazione europea. Francia e Germania sostengono insieme la costellazione satellitare IRIS², ma Berlino sviluppa parallelamente una propria rete militare nazionale.
La verità è che cooperare con la Francia é complicato per chiunque. In campo missilistico e nei sistemi di difesa aerea le posizioni di Parigi e Berlino sono antitetiche. Anche sul versante del combat cloud, il termine è spesso usato come slogan e rischia di dire tutto e nulla e inoltre non costruisce un’industria manifatturiera, perché riguarda soprattutto protocolli, software e architetture digitali.
Ciò premesso vi sono due elementi di grande interesse: i sistemi di comando e controllo e la gestione dei dati, da una parte; la volontà di spartirsi quel che resta del mercato (terrestre ai tedeschi, aereo ai francesi e navale condiviso).
Il rischio, per l’Italia, è di rimanere a fare la spettatrice.


