
I 150 MILIARDI DI ANTHROPIC SONO DAVVERO IMPOSSIBILI?
L’intelligenza artificiale è entrata in una nuova fase. Non si discute più se cambierà il mondo, ma se riuscirà a generare abbastanza ricavi da giustificare migliaia di miliardi di investimenti. Il caso Anthropic è il banco di prova.
L’azienda punta a raggiungere 150 miliardi di dollari di fatturato entro il 2030. Per molti è una fantasia alimentata dall’euforia. Il critico Ed Zitron sostiene che la domanda attuale sia drogata da prezzi artificialmente bassi e che, una volta terminati i sussidi, le imprese ridurranno drasticamente gli acquisti di servizi AI.
È una tesi convincente solo in apparenza.
L’errore è considerare il costo dell’intelligenza artificiale come una variabile fissa. Non lo è mai stato nell’industria tecnologica. Chip più potenti, modelli sempre più efficienti e la crescente concorrenza – soprattutto cinese – stanno abbattendo il costo per singola operazione. Se il prezzo unitario scende mentre aumenta il numero di applicazioni, la domanda non rallenta: accelera.
È esattamente ciò che è accaduto con Internet, il cloud e gli smartphone.
Oggi circa l’80% dei ricavi di Anthropic arriva dalle imprese. Ed è proprio qui che si gioca la partita. L’intelligenza artificiale non viene acquistata perché è di moda, ma perché sostituisce ore di lavoro umano. Quando cinquanta dollari di capacità di calcolo eliminano giorni di attività amministrative, sviluppo software o ricerca documentale, il ritorno economico resta positivo anche pagando tariffe superiori a quelle attuali.
Il vero salto, però, deve ancora arrivare.
Finora abbiamo utilizzato chatbot. Domani utilizzeremo agenti. La differenza è enorme. Un chatbot risponde quando viene interrogato. Un agente lavora senza interruzioni, scrive codice, analizza contratti, gestisce clienti, coordina processi e prende decisioni operative. Consuma molta più potenza di calcolo e genera ricavi enormemente superiori per chi fornisce i modelli.
È questo il punto che molti continuano a sottovalutare.
La crescente concorrenza dei modelli open source e delle piattaforme cinesi ridurrà inevitabilmente i margini dei leader americani. Ma margini più bassi non significano domanda più debole. Significano un mercato molto più grande. Quando una tecnologia diventa più economica, smette di essere riservata a pochi e diventa infrastruttura.
La vera domanda, quindi, non è se Anthropic raggiungerà davvero 150 miliardi di ricavi.
La domanda è un’altra: quanta parte dell’economia mondiale verrà progressivamente sostituita da software che lavorano autonomamente ventiquattr’ore al giorno.
Se questa trasformazione sarà anche solo parzialmente realizzata, il problema non sarà giustificare le valutazioni dell’intelligenza artificiale.
Sarà trovare un settore che riesca ancora a crescere senza di essa.


