E SE IL VERO OBIETTIVO USA FOSSE RENDERE HORMUZ IRRILEVANTE?

E SE IL VERO OBIETTIVO USA FOSSE RENDERE HORMUZ IRRILEVANTE?

15 luglio 2026

Mentre tutti si affrettano a spiegare perché Trump non avrebbe alcuna strada verso la vittoria contro l’Iran, forse vale la pena guardare la guerra da un’altra prospettiva.

La strategia di sicurezza nazionale americana parla apertamente della necessità di controllare i grandi choke point marittimi. E questo non può che includere Hormuz, arteria fondamentale dei flussi energetici mondiali.

Il problema è che controllare Hormuz militarmente è difficilissimo e costosissimo. Ma lasciare che sia qualcun altro a controllarlo può essere ancora più costoso sul piano geostrategico.

E allora la domanda è: se gli Stati Uniti non riescono a dominare stabilmente lo Stretto, perché non fare in modo che Hormuz smetta semplicemente di essere uno choke point?

Il modo più efficace potrebbe essere proprio lasciare che l’instabilità intermittente duri abbastanza a lungo da costringere gli alleati a costruire pipeline, nuovi porti, corridoi terrestri e rotte energetiche alternative. A quel punto Hormuz passerebbe da centro di gravità dell’economia mondiale a problema regionale.

Vista così, anche una guerra che non produce una vittoria decisiva sull’Iran può generare risultati perfettamente coerenti con la strategia americana: indebolire un choke point che avvantaggia soprattutto la Cina, accelerare la diversificazione delle forniture energetiche e rafforzare il peso geopolitico delle alternative controllate dagli amici di Washington.

Forse gli Stati Uniti erano entrati in questa guerra sognando un “Venezuela 2.0”. Ma anche senza ottenerlo, dispongono di altre opzioni strategiche.

E se alla fine il vero obiettivo non fosse controllare Hormuz, ma distruggerne per sempre il valore strategico?