Difesa: i “frenatori” dell’applicazione delle Legge Sindacale hanno stufato; è ora di richiamarli all’ordine

Il caldo torrido che si respira in queste ore sulla capitale pare essersi tanto concentrato tutto su Palazzo Difesa da aver obnubilato la mente e i pensieri di parecchi personaggi (ed interpreti).
Ma se Caronte andrà via, prima o poi, è difficile sradicare dalla mente di molti certe idee stantie che ancora vogliono un ostracismo nei confronti della legge sindacale.
Insomma, non ci si rassegna al progresso, al tempo che passa; o forse, questi personaggi, hanno solo paura che con questa “rivoluzione” i ruoli e il potere che hanno avuto in mano per molto tempo svanisca e diventino dei “signor nessuno”.
Perché dopo che per tanto tempo hai fatto il bello e il cattivo tempo, una volta in pensione, non ti rispondono manco più al telefono.
Sulla ristrettezza di vedute,  ”Sassate” avrebbe tante cose da dire e tanti documenti da commentare; invece, ci limitiamo, per questa volta, a parlare un po’ come se fossimo al bar del paese.
L’art.19 comma 2 della Legge sindacale è la chiara ed esplicita decisione del Parlamento indirizzata alla tutela e alla rappresentatività del personale, evitando e scongiurando un “vuoto” rappresentativo per chi lavora in abito Difesa.
Ma attenzione a cosa sta succedendo.
Il pensiero del legislatore potrebbe essere ribaltato e potrebbe diventare un’arma a doppio taglio se messa in mano (come sta avvenendo) a chi, invece, vorrebbe allontanare il futuro del sindacato per i militari a tempi migliori;  o addirittura, attraverso gli adepti, punta ad allungare questa agonia e magari garantire una calma apparente attraverso sotterfugi e richieste campate in aria, che gettano fumo negli occhi, buone solo per i creduloni.
Ormai, in questo mondo, tutti hanno diritto a parlare, soprattutto con l’avvento dei social. Piccoli troll che si aggirano nella rete e cercano di gettare ed infangare le attività dei neo-sindacati solo per interessi propri, e non di certo per una filosofia politica o per una idea di “partito”. Ciò sarebbe nobile se davvero fosse vero. Ma non è così. Tutti parlano e straparlano senza cultura e senza conoscere. Ormai, l’aver letto un articolo di legge dà diritto alla conoscenza ed al sapere.
Il verbo che si usa da un po’ di tempo e che riecheggia tra i vari piani di Palazzo Difesa è: frenare.
Come sappiamo benissimo la Legge sindacale impone un primo Decreto attuativo, quello che permette alle sigle sindacali di poter avviare i tesseramenti. È proprio qui che si gioca la partita. Scrivere un Decreto che non permette alle sigle sindacali di poter operare o addirittura di operare ad un costo elevato è la palese dimostrazione che quel “frenare” sta prendendo forma.
Deve essere chiaro per tutti. Non c’è bisogno di spremersi le meningi più di tanto. Quando una cosa non si riesce a farla, allora bisogna copiare. Sì, ad esempio dalle Forze di Polizia ad ordinamento civile, che hanno da 40 anni i sindacati. Solo pensare che un militare paghi una quota sindacale maggiore rispetto ad un poliziotto è la chiara dimostrazione che si vuole rallentare un processo di crescita democratica. Ricordiamoci che i militari escono fuori da un sistema rappresentativo interno e gratuito e si stanno accingendo ad averne uno esterno all’amministrazione. Capite bene che in poco tempo è difficile che il militare capisca e comprenda che per essere tutelato nei suoi diritti è necessario pagare un sindacato. Se a questo aggiungiamo una quota diversa dal resto del mondo sindacale, ecco che la parola “frenare” assume una concretezza.
Dobbiamo anche aggiungere che, così com’è concepita la bozza del decreto, anche tra stessi gradi l’importo della delega cambia. Parliamo davvero del paradosso! E preghiamo i suddetti personaggi a non nascondersi dietro inutili tecnicismi.
Bisogna parlare chiaro e dire in maniera franca che i Marinai saranno i più penalizzati. Un marinaio imbarcato pagherà molto di più di un pari grado dell’Esercito poiché le Forze Armate, a differenza delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare hanno le indennità operative. Infatti, tale decisione, ove fosse presa non penalizzerebbe il personale dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza poiché le loro indennità stipendiali sono uguali tra tutti i gradi.
A questo si aggiungerebbe anche la differenziazione tra pari grado solo per una appartenenza ad una specialità militare diversa.
Questo in termini di rappresentatività cosa comporterà? Che chi paga una tessera maggiore (Marina) avrà maggiori tutele a differenza delle altre Forze Armate?
Ed infine: Come si potrebbero applicare queste modalità di pagamento della delega sindacale nei sindacati Interforze? Avremmo tesserati che pagherebbero di più rispetto ad altri solo per aver una divisa diversa.
Quello che un po’ rasserena è che, fortunatamente, ci sono tecnici di spessore che analizzeranno il tutto e che, come hanno sempre fatto, “cum grano salis“ metteranno mano a questi “giochetti tecnicistici”.
Questo “avvertimento” di Sassate vuole essere una riflessione e una richiesta di rivedere l’andamento della macchina orima che possa imboccare una carreggiata sbagliata. Fortunatamente, per il personale militare (e sfortunatamente per gli “amici degli amici”) esistono persone serie, dotate di un’intelligenza scevra da condizionamenti, basata sui veri valori di una vecchia Italia che qualcuno vorrebbe far scomparire.
Ministro Guerini, occhi aperti: e non abbia paura, nel caso, a cacciare certi mercanti dal Tempio pur di difendere la corretta applicazione di una legge del Parlamento…

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