Difesa, il “rivoluzionario” Crosetto alle prese con le disincrostazioni targate Pd dell’apparato di via XX Settembre

E’ una rivoluzione silenziosa, ma pur sempre una vera e propria rivoluzione, quella che Guido Crosetto ha iniziato a portare a termine per scuotere il sonnacchioso, un po’ ipocrita e falsamente efficientista ministero della Difesa. Intanto, dedizione totale, senza orari ne’ inutili convenevoli anche attraverso pranzi e cene. Uno stile completamente diverso dalle Pinotti e dai Guerini che l’hanno preceduto.
Zero deleghe e zero affidamenti fiduciari sui grandi temi d’impegno su uno dei più delicati comparti strategici della Nazione. E poi convocazioni e colloqui continui con i vertici e riunioni ristrette per approfondire in tempo reale le questioni più importanti sul tappeto: dalla guerra in Ucraina, ai rapporti con i partner europei, alle accelerazioni per decidere i programmi sul rinnovo degli armamenti nazionali; il tutto, in una visione strategica complessiva abbandonata da tempo per privilegiare il contingente.
E la cosa più divertente è che Crosetto, nei corridoi e negli uffici del gabinetto, non è gia piu chiamato “il ministro”, ma già ribattezzato “il Comandante”.
Insomma, nessuno se ne è accorto all’esterno, ma da un mese a questa parte l’encefalogramma della Difesa, rimasto poco più che piatto per anni, ha ripreso a funzionare.
L’arrivo di Crosetto è stato ed è un continuo terremoto che sta facendo crollare i veli di omertà che da una decina d’anni hanno sempre avvolto le vicende del dicastero di via XX Settembre. Perché il “gigante” scelto da Giorgia Meloni per riordinare le Forze Armate, non ha amici e nemmeno nemici. Crosetto ti guarda in faccia, ti ascolta, legge ciò che gli dai e poi, stranamente, fa domande, indaga, approfondisce e (dramma totale)  verifica con altre fonti. Il Comandante cerca la verità e non si accontenta della rappresentazione. Quindi il Gabinetto sta crollando, perché giorno dopo giorno, vengono alla luce mancanze, debolezze, superficialità. Lui non ha filtri, non guarda l’organizzazione attraverso gli occhiali dell’ex-onnipotente Recchia ma soprattutto segue una missione chiara che esplicita ogni giorno: serviamo l’istituzione e dobbiamo farlo al meglio, senza risparmiarci, senza fare sconti a nessuno.
Fa domande semplici e pretende analoghe risposte. Domande tipo: perché avete fatto così?Perché ci avete messo così tanto tempo?
Perché non vi siete accorti per anni di ciò che stava accadendo ed ora dite che siamo in ritardo?
Qual è il risultato, alla fine della giornata, del vostro lavoro? E alla fine del mese?
Oppure domande più scomode. Tipo: come mai l’ufficio di politica militare del Ministro (che per legge deve definirla) ha una persona che se ne occupa è quello di SMD ne ha 15?
Come mai non ho nessuno che si occupi di bilancio in struttura?
Oppure: perché avete aspettato me per mettere la firma su 4 dei 9 dirigenti civili apicali della Difesa, avendoli selezionati voi?
Chiede ed aspetta risposte.
In silenzio.
Fissando interlocutori che fino ad un mese fa erano sbruffoni e baldanzosi ed ora entrano con timore nella sua stanza.
Stanza aperta a tutti, però.
Perché anche in questo il passo è diverso.
Infatti si sta occupando di strategia geopolitica, di stati maggiori, di futuro delle FFAA ma anche di personale, di sindacati, di suicidi, del benessere di tutti. Uno strano ministro. Anzi, un vero e proprio Comandante.

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