Difesa: lettera aperta al CHOD sulla conduzione del Circolo Ufficiali delle Forze Armate (CUFA)

Egregio ammiraglio Cavo Dragone,
come lei ben sa, da quasi due anni Sassate si occupa delle vicende del Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Abbiamo denunciato per primi lo scandalo del Burlesque, per proseguire con tutta una serie di interrogativi relativi alla gestione economico-finanziaria e alla scelta dei fornitori più o meno “privilegiati”, ma senza mai riuscire ad avere uno straccio di risposta.
Ce ne siamo fatti una ragione, nella speranza che pulizia sia stata comunque fatta e che i bilanci possano ora essere pubblici e quindi più o trasparenti rispetto al passato.
Da quando lei ha assunto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Difesa, il CUFA ha certamente migliorato la qualità dei servizi offerti ai soci e ai frequentatori saltuari della splendida location di via XX Settembre: iniziative di qualità, ripetuti inviti a personaggi dello spettacolo e della società civile, serate culinarie di livello.
Buona parte del merito va senz’altro attribuito a sua moglie Rosa, che è diventata un po’ il motore organizzativo del nuovo corso. E di questo gliene va dato sinceramente atto.
Ora, però, vede egregio ammiraglio, c’è anche un rovescio della medaglia. Perché pare che la sua signora  -come si dice a Roma- si “stia un po’ allargando”. E a Sassate stanno ricominciando ad arrivare diverse inquietanti segnalazioni. Di due tipi: 1) su almeno quattro trasferimenti di ufficiali e sottufficiali “rei” di non aver prontamente eseguito le direttive di sua moglie; 2) sul profondo stato di insoddisfazione del personale, che chiede da tempo di poter usufruire di adeguati strumenti di lavoro in cucina, dovendo a volte perfino supplire con mezzi propri alle esigenze del ristorante; mentre invece vengono spese decine e decine di migliaia di euro per attrezzature di pasticceria che poi restano inutilizzate per mesi.
Lei, ammiraglio, ne sa niente? Visto che il CUFA è sotto la sua giurisdizione, le dispiacerebbe intervenire? Magari anche parlando solo con sua moglie per sapere se per caso ha avuto un ruolo nei trasferimenti del tenente colonnello Giuseppe Luisi (contrario al cambio di tende e alla creazione di sale e tavoli riservati), del maresciallo Francesco Corso (contrario a nuovi servizi di piatti e bicchieri per il ristorante), dell’altro maresciallo Giovanni Tidona (contrario alla creazione di una nuova cucina al piano superiore) e del capo di prima classe Giulio Di Taranto (che si era opposto all’immediata convocazione di una collega).
È già che c’è, potrebbe far fare un’ispezione nelle cucine per accertare se è vero o non è vero che le dotazioni sono obsolete e insufficienti? E se davvero mancano le attrezzature di sicurezza ed anti-infortunio?
Grazie e -sempre che non la disturbi troppo- ci faccia sapere.

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