Difesa: l’incomprensibile scelta del generale Serino per il vecchio carro armato svedese taglia fuori l’industria italiana

Dopo l’esilarante circolare su come impugnare in divisa l’ombrello durante la pioggia e gli interessamenti per la carriera della sua collaboratrice Adelaide Mancarella (vicende già oggetto entrambe di Sassate),  adesso non è più il caso di sorridere.  Perché le opzioni militari preferite del generale Pietro Serino, capo di SME, mettono in discussione scelte strategiche in tema di armamenti (e anche un po’ la pazienza dei contribuenti italiani).Visto che si tratta di costruire serie e moderne capacità per l’Italia nel rispetto della sovranità del paese e dell’industria nazionale.
In questo scenario, fonti dell’Esercito raccontano a Sassate che per il programma di ammodernamento carri,  denominato AICS e del valore di quasi 4 miliardi di euro, il capo di SME porta avanti in solitaria proposte inquietanti.
Vuole comprare carri vecchi dalla Svezia, dalla Bae System Hagglunds: i CV90,  progettati appunto  negli anni ’90 e che proprio in quanto datati, costerebbero tantissimo di manutenzione se si dovessero tenere in servizio per altri 25-30 anni.
In questa chiave ci sarebbe perfino un “piano B”. Dal momento che Serino, pur di difendere la scelta del fornitore, sostiene con i suoi collaboratori che in caso di troppi dubbi od ostacoli da parte del generale Luciano Portolano di SegreDifesa (e a capo della Direzione Nazionale Armamenti) o dello stesso ministro Guido Crosetto (che per il momento sta ancora studiando la questione), l’Esercito potrebbe acquistare sempre dagli svedesi una nuova versione del CV90. Peccato, però, che sarebbe disponibile forse tra 7/8 anni, con costi enormi per la Difesa e quindi per i contribuenti. Una soluzione che impedirebbe soprattutto all’Italia di rispettare gli impegni presi con la NATO a partire dal 2026.
C’è di più. Perché va considerato anche un altro aspetto di questa eventuale scelta: il non coinvolgimento di Oto Melara, già pesantemente penalizzata in questi anni dal disinteresse di Alessandro Profumo per lo sviluppo dell’azienda ligure, ridotta a “business unit” di Leonardo. L’eventuale acquisto dei carri armati svedesi, vecchi o nuovi, infliggerebbe un colpo mortale all’ industria nazionale terrestre, con l’inevitabile perdita di migliaia di posti di lavoro. I sindacati locali hanno avviato alcune interlocuzioni con politici del territorio per capire cosa stia succedendo e perché Serino abbia scelto questa via contro l’industria italiana.
E non è neppure finita qui. Visto e considerato che le “fonti” interne all’Esercito confidano a Sassate dell’altro: cioè che l’unica azienda che incomprensibilmente sponsorizza la soluzione svedese è Iveco Difesa (e su questo le malelingue sono già scatenate); la quale, per pura combinazione,  sta firmando importanti contratti con l’Esercito e con il generale Serino per colmare forse le modeste prestazioni della vendita dei mezzi pesanti sui mercati internazionali.
Il capo di SME, comunque, tira dritto. A tutti i suoi collaboratori è stato ordinato di considerare solo il CV90. Serino è andato perfino a fare un viaggio in Svezia per mettersi d’accordo sulla soluzione italiana, tra l’altro nel bel mezzo di una selezione che ha aperto formalmente l’esercito nel 2021. E lascia francamente sconcertati che voglia far spendere 4 miliardi all’Italia senza che l’industria nazionale sia coinvolta nella commessa, oltretutto con piattaforme vecchie e costose che non rispetteranno mai i parametri italiani.
L’unica speranza, ora, è che tra Crosetto, il Chod Cavo Dragone e il generale Portolano si riesca a saldare un fronte in grado di arginare l’ostinazione e la protervia di Serino. Riusciranno i nostri eroi a riportarlo alla ragione? Lo vedremo nelle prossime puntate…

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