Difesa: ecco un altro Pd post-dalemiano d’assalto, Latorre

C’è un nuovo astro, in Italia. Probabilmente non ve ne siete accorti, ma – mentre tutto andava in crisi e anche il migliori perdevano smalto – una figura cresceva, emergeva, incessante: quella di sua maestà Nicola Latorre. Ex senatore, ex presidente della commissione Difesa, ex portaborse di Massimo D’Alema.

Latorre era scomparso, fatto fuori dalle liste del PD, confinato in Puglia a fare il nonno. Poi, complice la benevolenza di Guerini e Recchia, è stato beneficiato con un incarico di sottogoverno.

L’incarico non è particolarmente rilevante, non lo è mai stato ed infatti prima di lui c’era un dirigente di Leonardo che non aveva più trovato posto in società, l’ingegner Anselmino, manager serio e preparato. Parliamo del posto di DG di AID, agenzie industrie difesa, società della difesa dove erano confluite le attività industriali (fallimentari) in capo al dicastero.

Il posto non era rilevante (se non come stipendio) perché la società è sempre stata in rosso e doveva infatti essere chiusa da tempo. Poi è arrivato lui ed ha iniziato a comportarsi come fosse contemporaneamente l’AD di Leonardo, il ministro della difesa ed il ministro dell’industria.

La sua prima preoccupazione quale è stata? Il Bilancio? La consistenza delle attività? Il piano industriale? No. Come ogni pessimo politico che si rispetti è stata l’auto: un auto al
SUO livello. Non andava bene quella precedente, doveva essere più grande e di effetto. Ma non basta, doveva avere funghi e sirene come se piovesse! Poi, chiaramente un autista.

Però un autista non bastava e serviva anche un’altra persona seduta a fianco che desse l’impressione di essere una scorta e lo accompagnasse ovunque come fanno le scorte vere. Perché la scorta fa figo, rende importanti, fa sentire potenti. Una logica incomprensibile per le persone serie e per quelle veramente potenti ma una droga per il senatore Latorre che ha costruito l’ufficio come se fosse un ministro, che ha assunto amici e ragazzi che seguivano il suo corso alla Luiss, che si sta muovendo senza rendersi conto di ciò che fa. Dicono che abbia toccato il punto più alto (in senso ironico) nel recente viaggio in Arabia Saudita.

Ha preteso di essere accompagnato da un “aiutante di campo” militare, ha voluto il pass più in, ha preteso auto come se fosse un ministro, ho cercato appuntamenti con chiunque come fosse il PdC. Ma la sua agitazione ha indispettito molti. In primis chi rappresentava la difesa e cioè il sottosegretario Mulè, che a differenza di Latorre mantiene un serio e dignitoso low profile, ma anche Alessandro Profumo che guardava con incredulità la spavalderia con cui il senatore si muoveva.

Purtroppo le lezioni del tempo e dello politica non hanno insegnato nulla a chi arriva dall’arroganza della scuola di D’Alema.

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