
Elisabetta Pellegrini, la zarina del MIT che Salvini non riesce a contenere
Dopo Crosetto, ora tocca a Salvini. Con una differenza sostanziale, però: che mentre per il ministro della Difesa si tratta di un’ossessiva “rappresaglia” basata sul nulla per essere stati scoperti negli inciuci con la struttura della DNA, per il vicepremier e titolare del MIT certi interrogativi appaiono più che fondati.
E di questo va dato atto al Domani, il quotidiano che da un paio di giorni sta sollevando il “caso Pellegrini”, la sempre più potente “capo della Struttura di Missione per l’indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e l’alta sorveglianza” del Ministero.
Perché l’ingegnere Elisabetta Pellegrini -come si dice a Roma- s’è “allargata” un po’ troppo, provocando malumori a catena per le continue interferenze su problematiche che non la riguardano.
Grazie anche alla scarsa presenza in ufficio di Salvini (sempre più assorbito dalle emergenze politiche come leader della Lega), questa dirigente in aspettativa della provincia di Verona, mette bocca e decide su tutto, esautorando di fatto direttori generali e capo di gabinetto. Ha perfino tentato di prendere il posto del presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici, Massimo Sessa. Al momento, l’unico insuccesso della sua sempre più arrembante carriera.
E Salvini, preferendo dare la precedenza a “dossier” come l’Immigrazione, le Olimpiadi Invernali, le beghe leghiste al Nord e al Sud, la politica estera, purtroppo lascia fare.
Ponte di Messina? Ecco pronta la Pellegrini a disquisire e a cambiare le carte messe in tavola dai tecnici; anche a costo di creare svariati “incidenti di percorso”.
Strade e Autostrade? Idem con patate.
Ed ora, all’interno del MIT, il clima si è fatto davvero pesante. Urge uno stop che il vice-premier non può più procrastinare. Se vuole mantenere un minimo di controllo sulla struttura e di credibilità con i primi livelli del dicastero.
LA SASSATA

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