Faziosità di stampa: Fontana colpevole comunque; Zingaretti innocente a prescindere

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Ogni giorno paginate e paginate sul “caso Fontana” e i camici del cognato. Non c’è il reato e non è stato speso a vanvera manco un euro di denaro pubblico. E ogni giorno, silenzio di tomba sui 13 milioni di euro, questi sì dei contribuenti, buttati dalla finestra per la truffa delle mascherine dalla Regione Lazio guidata dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

Non è più questione di “due pesi e due misure”, siamo ben oltre. Si chiama connivenza e complicità dei direttori dei media e irrefrenabile faziosità dei loro “giornalisti d’inchiesta”, quegli stessi che esultano sguaiatamente per i rinvii a giudizio di Matteo Salvini da parte del Parlamento e lo inseguono sulla spiaggia per documentarne gli stati d’animo e i selfie in diminuzione. Però, se c’è da riprendere o andare a fare domande a Zingaretti, il loro idolo, sempre inquadrature sorridenti e quesiti in ginocchio.

Mai che a uno di questi cronisti d’assalto gli scappi la domanda: “Scusi presidente, scusi segretario, ma a che punto siamo con il recupero dei 13 milioni per la truffa delle mascherine? Può dirci se avete scoperto chi sono i colpevoli e se li avete almeno rimossi dagli incarichi?”. Macché, non se ne parla proprio. L’importante è massacrare Fontana per i soldi all’estero accumulati dai suoi genitori. Cosa certamente disdicevole, ma che non riguarda il governatore lombardo, dal momento che la responsabilità penale è personale. Ma quello che vale per Zingaretti, non può valere anche per Fontana, ci mancherebbe.

E poi gli editori si lamentano perché in vent’anni le copie dei giornali vendute sono crollate da più di 7 milioni ad 1 e mezzo. Gli italiani non sono mica stupidi: queste cose le vedono benissimo, regolandosi di conseguenza all’edicola.

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