G7 e FS: l’ultimo e costoso (ma inutile) tentativo di Ferraris per ingraziarsi la Meloni e restare in piazza della Croce Rossa

Posate d’argento, servizio di classe in porcellana, camerieri in camice d’ordinanza con bottoni dorati e le migliori portate della cucina italiana, possibilmente pugliese. Andrà più o meno così il lauto pasto che aveva in mente Luigi Ferraris quando ha deciso di staccare un assegno alla Coldiretti per organizzare il pranzo delle first lady al G7 della presidenza italiana.

Il Gruppo Ferrovie ha infatti finanziato una serie di iniziative in occasione della riunione dei Capi di Stato e di Governo che si schiereranno dal 13 al 15 giugno a Borgo Egnazia, in Puglia. Una di queste è proprio lo sfarzoso pranzo, che i maligni indicano come un tentativo di Ferraris di prendere la Meloni per la gola a poche settimane dalle nomine. Chissà se 50 grammi di orecchiette pugliesi potranno convincere la premier in extremis. Fosse per Salvini non basterebbero dieci pranzi di nozze per riabilitare l’attuale amministratore delegato, caduto in disgrazia assieme al suo capo del Corporate Affairs. Il ministro delle Infrastrutture non li vuole vedere neanche col binocolo e già è al lavoro sull’indirizzo politico da consegnare al prossimo capotreno che, ad oggi, vede in vantaggio il nome di Stefano Donnarumma.

Ma tant’è, Ferraris e la sua stretta cerchia qualche tentativo di salvataggio hanno provato a farlo comunque. Oltre al pranzo (già ribattezzato “l’ultima cena“) hanno pensato anche di organizzare un treno storico specifico per gli altri ospiti del G7, ovvero diplomatici e staff al seguito dei grandi del Pianeta che hanno voglia di farsi un giro turistico sotto il sole pugliese.

Così Ferrovie, nel tentativo di acquisire meriti, ha messo in piedi la seguente gita: partenza in pullman da Borgo Egnazia e arrivo a Martina Franca; da lì, tutti in carrozza fino ad Alberobello sul treno storico appositamente messo a disposizione, visita dei Trulli, altro pranzo e poi pullman per tornare indietro. Costo dell’esperienza: quasi 200mila euro, pagati ovviamente dagli italiani.

Del resto l’uso del treno storico per ingraziarsi i potentati di turno non è una cosa nuova. Furono spesi 400.000 euro per il “treno del ricordo” in occasione della giornata delle foibe. E altre due iniziative simili furono intraprese per far contento il ministro Sangiuliano con il treno speciale per Pompei e con il treno per Sanremo che ha unto le casse dalla Rai.

Insomma, nella Repubblica delle nomine, grande è l’agitazione in Ferrovie. E mentre prova ad ingraziarsi la Meloni – pare con scarsi risultati – l’amministratore delegato continua però a far ribollire il sangue a Salvini, che ha saputo di alcune nomine effettuate a CdA ormai scaduto. Una fra tutte è quella del nuovo AD di Hellenic Train, azienda di trasporto greca che dal 2017 fa parte del Gruppo Ferrovie, ma anche l’assunzione di due nuovi dirigenti nella direzione affari internazionali. Un piattino, per restare in tema, a dir poco indigesto per il ministro.

Ad ogni modo è ormai certo che Ferraris non ce la farà a resistere al cambiamento che sta per travolgere Ferrovie. Andrà come AD in NETCO, la nuova società nata dalla divisione in due di Tim, scelto dal fondo Kkr assieme al candidato presidente Massimo Sarmi. Lì troverà nuovo spazio di manovra e una nuova squadra in parte già decisa (alle relazioni esterne-istituzionali andrà Patrizia Rutigliano).

Ah, sempre che il progetto NETCO vada felicemente in porto in tempi ragionevoli. Anche a questo tavolo si consiglia massima cautela per evitare un’altra indigestione.

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