Il Covid 19 uccide i cittadini, ma all’Agenzia delle Entrate fa promuovere gli amici

Il Covid 19 uccide i cittadini, ma all’Agenzia delle Entrate fa promuovere gli amici

02 aprile 2020

La maledizione del Covid-19, che sta mietendo tante vittime, è stata l’occasione per l’Agenzia delle Entrate per attuare un piccolo colpo non di Stato ma burocratico, di cui invece hanno beneficiato 16 neo dirigenti di vertice. E’ notizia diffusa dalla stessa Agenzia che il 31 marzo il direttore ha provveduto,“motu proprio”, al conferimento di incarichi di vertice dovuti in soli tre casi al collocamento a riposo di tre direttori regionali. Ma già che c’era ha provveduto a nuove nomine e spostamenti di altre 13 posizioni, giustificando tutto questo movimento di vertice “al fine di garantire l’efficace operatività e il buon andamento dell’Agenzia delle Entrate, in particolar modo nella situazione attuale che risulta ancor più critica a causa dall’emergenza epidemiologica Covid-19”.

Ora che ci sia un’emergenza epidemiologica nel nostro Paese è sotto gli occhi di tutti. Ma che questa situazione giustifichi il conferimento di incarichi così importanti con modalità che non tengano conto nemmeno della normativa che regola tali conferimenti appare assolutamente inconcepibile.

Il dlgs n.33/2013 che ha riordinato la normativa sulla trasparenza nella pubblica amministrazione prevede che ogni incarico di vertice proposto dal direttore dell’Agenzia sia sottoposto preventivamente ad una valutazione di merito del Comitato di Gestione (ex Comitato Direttivo). Ebbene, il direttore Ruffini questa valutazione non l’ha richiesta e ha deciso un conferimento diretto in barba a due termini che regolano tutto il Dlgs 33/2103 che sono “obblighi e trasparenza”. Vero è che l’attuale Comitato di Gestione è scaduto e non è stato ancora rinnovato ma questo non esula dal fatto che il direttore dell’Agenzia delle Entrate poteva affidare degli incarichi senza il parere previsto e, caso mai, poteva assegnare incarichi temporanei e non definitiviSia chiaro che non siamo qui a sindacare le capacità professionali dei 16 dirigenti che avranno anche tutte le caratteristiche per occupare incarichi apicali. Ma riteniamo che se una prassi esiste questa deve essere rispettata in nome proprio di quella trasparenza richiamata dalla legge.

Altri due aspetti che fanno pensare sono quelli della scusante utilizzata per far passare questa decisione: emergenza epidemiologica e l’efficace operatività e il buon andamento dell’Agenzia. Sull’emergenza epidemiologica ricordiamo al direttore Ruffini che i DPCM emanati in questo periodo raccomandano, anche nella pubblica amministrazione, l’utilizzo dello smart working e a tal fine sappiamo che solo dopo una denuncia del sindacato Confintesa il consigliere Michele Palma, direttore dell’Ispettorato per la Funzione Pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha scritto al direttore dell’Agenzia delle Entrate affermando che “con le note in data 20 e 23 marzo uu.ss., pervenute anche a codesta Agenzia, la sigla sindacale in indirizzo segnala il mancato rispetto delle disposizioni relative alle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 di cui al decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020, recante “Misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori ed imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, da parte degli uffici locali di questa Amministrazione, presso i quali sono state attuate “modalità di tutela della salute dei lavoratori difformi ed a macchia di leopardo”, come riscontrabile dai variegati avvisi di chiusura al pubblico, non di rado solo pomeridiana, adottate dalle sedi sul territorio.”

Evidentemente la solerzia dimostrata dal direttore Ruffini nel nominare i vertici non è stata utilizzata per consentire ai lavoratori dell’Agenzia di poter svolgere, in modalità agile, il proprio lavoro da casa così come previsto dai DPCM al punto che sempre dalla presidenza del consiglio Palma prosegue intimando al direttore Ruffini che “ciò premesso, posto che compete al datore di lavoro individuare le modalità organizzative che consentano di riconoscere lo smart working, considerando la possibilità di delocalizzare l’attività svolta anche solo in parte, si chiede di voler far pervenire a questo Ispettorato, con massima urgenza, le dovute rassicurazioni in merito alle determinazioni assunte in ordine a quanto sopra esposto”. I

nsomma per far rispettare un DPCM all’Agenzia delle Entrate ci è voluto l’intervento diretto della presidenza del consiglio. Ci permettiamo di segnalare allo stesso Ispettorato per la Funzione Pubblica l’anomalia di queste nomine effettuate senza il preventivo parere del Comitato di Gestione. Non è possibile che l’Agenzia delle Entrate sia un mondo separato nella galassia amministrativa della pubblica amministrazione e che il suo direttore possa scavalcare norme senza che gli organi di controllo possano dire la loro. La presidenza del consiglio intervenga, altrimenti dovremmo concordare con chi utilizza l’aforisma Andreottiano del “pensare male è peccato ma ogni tanto ci si piglia”.