LA MASSONERIA ITALIANA HA UN NUOVO GRAN MAESTRO: LEO TARONI

Il 3 marzo si sono svolte in tutta Italia le elezioni per il Gran Maestro , una sorta di presidente della repubblica e primo ministro insieme (e tutta la giunta , una sorta di consiglio dei ministri)  della principale obbedienza massonica : il Grande Oriente d’Italia , il G.O.I.
Negli ultimi 2 mandati il Gran Maestro è stato Stefano Bisi , giornalista di Siena indagato nel 2014 per ricettazione dalla Procura della Repubblica di Siena nell’ambito del noto scandalo “Mens Sana” , la squadra di pallacanestro sponsorizzata dal monte dei paschi di Siena.
E’ importante capire chi guiderà il G.O.I. e soprattutto come lo guiderà perché ha molte influenze nella vita pubblica e sociale del nostro paese. Basti ricordare – per citare solo un esempio- quando la commissione antimafia chiese a Bisi in qualità di Gran Maestro di fornire la lista di massoni della Sicilia e della Calabria e ottenne un secco rifiuto. Poi la confiscò e quindi ha potuto comunque analizzarla ma certo non in un clima di cooperazione. Anche nel caso del medico di Messina Denaro affiliato a una loggia il G.O.I. non si è distinto per collaborazione con la giustizia.
Queste elezioni sono state molto sentite all’interno del G.O.I. in quanto negli ultimi anni i comportamenti da molti giudicati autoritari di Stefano Bisi hanno causato la nascita di una serie di canali di controinformazione per contrastare la propaganda e un forte malumore diffuso in quanto ogni dissidente pericoloso è stato sospeso o espulso.
Leo Taroni laureato a Bologna in economia e commercio e imprenditore di Ravenna ha colto questo desiderio urgente di cambiamento e ha creato la lista NOI INSIEME con al centro del programma la lotta alle infiltrazioni mafiose e la totale collaborazione con lo stato e la giustizia. Sempre nel programma anche il ritorno a una massoneria che fa cultura, che crea una banca del sapere a cui tutti possono attingere anche i non massoni.
In primis rafforzare la lotta alla mafia e alla mentalità mafiosa, tolleranza zero verso i rischi di infiltrazioni mafiose in qualsiasi regione avvengano.
Secondo punto un importante e innovativa apertura verso la collaborazione e la trasparenza nei confronti dello Stato italiano con la richiesta di diventare associazione riconosciuta. Questo eliminerebbe lo stigma e il pregiudizio che la massoneria italiana si porta dietro dai tempi della P2.
Terzo punto immediata modifica dell’art. 10 dello statuto della fondazione per proteggere il patrimonio immobiliare acquistato da tutti i fratelli e impedire la “confisca” dei beni da parte della fondazione.
Taroni propone quindi una massoneria nuova ma basata su principi antichi, trasparente e aperta che crea una sorta di “banca del sapere” e la mette a disposizione non solo di tutti i fratelli ma anche di tutti i cittadini italiani. Se Palazzo Giustiniani, ad esempio, verrà restituito al G.O.I., Taroni propone di trasformarlo in un punto di dialogo tra società civile, istituzioni e massoneria creando un museo aperto a tutti dove si espongono i lavori e i risultati della ricerca fatti nella “banca del sapere”. Ricerca scientifica e artistica per il bene e il progresso dell’umanità.
Lo slogan principale di Leo Taroni è stato Riaccendiamo la Luce.
Leo Taroni si è presentato come lo sfidante del favorito, il delfino di Stefano Bisi : Antonino Seminario. Stefano Bisi non poteva presentarsi per il terzo mandato ed ha quindi spinto
Seminario che è calabrese ed è consulente aziendale ed è stato  condannato per fallimento dal Tribunale di Rossano nel 2001. Il programma elettorale di Seminario era molto semplice: totale continuità con quanto fatto da Bisi in questi 8 anni.
Oggi 5 marzo è terminato lo spoglio delle ultime schede e la lista del cambiamento, la lista NOI INSIEME guidata da Leo Taroni si è aggiudicata la vittoria.
Le liste erano 3 oltre a Taroni e Seminario si è candidato La pesa che ha raccolto una percentuale di voti che a mala pena arriva al 5%, molti hanno sempre pensato fosse una lista civetta creata da Bisi e Seminario per indebolire Taroni. Ma l’operazione non è riuscita e Taroni ha vinto comunque.
Al di là della vittoria politica andiamo a capire perché queste elezioni erano così importanti e perché c’è stata questa mobilitazione contro Stefano Bisi.
Bisi ha fatto sostanzialmente due cose degne di nota negli anni recenti: si è rifiutato di fornire la lista dei massoni calabresi e siciliani alla Commissione Parlamentare Antimafia e ha creato una fondazione per gestire il patrimonio immobiliare del G.O.I., cioè di tutte le case massoniche in Italia, con un valore che supera i 200 milioni di euro.
Il primo gesto ha prodotto una serie di contraccolpi negativi: la scusa da lui addotta ( il G.O.I. non ha la lista delle sole Calabria e Sicilia ma ha la lista di tutta Italia) si è attirata la più sdegnata ironia da parte dei massoni e della società civile, è stata inutile perché ovviamente la Commissione Parlamentare Antimafia – avendone diritto perché ha gli stessi poteri di una Procura – è stata costretta a sequestrare la lista dei massoni di tutti Italia e come effetto negativo dirompente ha radicalizzato e aumentato il pregiudizio dei cittadini e delle istituzioni verso la massoneria, che con questo gesto dimostrava di essere losca e non collaborativa con lo stato. Molti illustri massoni tentarono di farlo ragionare, in primis Tonino Salsone, responsabile del G.O.I. Lombardia, da sempre attivo nella lotta alla mafia anche per motivi personali, poiché il padre è stato ucciso dalla ‘ndrangheta.
Bisi ha poi voluto creare una fondazione per gestire il patrimonio immobiliare del G.O.I. adducendo una motivazione pretestuosa: se il G.O.I. non avesse spostato tali proprietà si sarebbe trovato a dover pagare una somma ingente di tasse. Al di là che è discutibile e disdicevole che il Gran Maestro si concentri sui modi per non pagare le tasse, tale motivazione era del tutto infondata e quindi è stata chiaramente uno strumento per ottenere una veloce autorizzazione da parte della giunta del G.O.I., motivazione poi rivelatesi Fake News: il G.O.I. non avrebbe dovuto pagare ulteriori tasse sulle capitazioni (cioè le quote annuali di iscrizione che ogni massone versa al GOI).
Il meccanismo della fondazione è perverso: i fratelli di tutta Italia hanno acquisito le loro case massoniche con versamenti straordinari, ora il G.O.I. le cede a una fondazione terza finanziandola – sempre con i versamenti dei fratelli – per farle nuovamente acquisirle. Quindi i fratelli stanno pagando 2 volte la stessa casa.
Ma i problemi e i rischi non finiscono qui: lo statuto della fondazione prevede che la governance della fondazione sia speculare a quella del G.O.I., cioè chi governa il G.O.I. governa anche la fondazione. C’è un problema però: l’art. 10 prevede che lo statuto può essere modificato in ogni suo articolo con una maggioranza semplice della sua stessa governance. In pratica questo potrebbe avvenire quando sarà finito il trasferimento del patrimonio immobiliare dal G.O.I. alla fondazione – mancano circa 4 anni – e dunque sarà questo il vero motivo della feroce volontà di mantenere il potere da parte di Bisi?
A norma dello statuto vigente la governance della fondazione può modificare lo statuto e staccarsi dal G.O.I. gestendo in autonomia il patrimonio. La governance della fondazione si ritroverebbe a gestire il patrimonio immobiliare di più di 200 milioni senza la scadenza temporale delle future elezioni a Gran Maestro.
Anche in questo caso sono stati molti i fratelli con cariche nel G.O.I. ad attivarsi per chiedere almeno di modificare l’art. 10, escludendo così la possibilità di cambiare lo statuto recidendo il cordone ombelicale con il G.O.I.
Anche in questo caso Tonino Salsone – rafforzato dal successo del suo impegno in Lombardia a creare una massoneria più aperta, più dialogante con la società civile, più alla luce del sole e di nuovo in armonia con le istituzioni repubblicane – ha portato avanti le istanze di moltissimi in questa direzione.
A questo punto Bisi si rende conto che una serie di massoni influenti sta vigilando sul suo operato e sta diffondendo il suo parere all’interno dell’istituzione, diventano una spina nel fianco e un bastone nelle ruote dei suoi progetti. Tonino Salsone aveva addirittura proposto di modificare l’art. 10 dello statuto rendendo così instaccabile la governance della fondazione da quella del G.O.I. a tutela di tutti i fratelli.
Inoltre Tonino Salsone, era spinto da molti a candidarsi come prossimo Gran Maestro e questo avrebbe definitivamente infranto i progetti di Bisi.
Bisi decide quindi di abbandonare lo spirito di fratellanza e le regole dell’istituzione e di lanciare un attacco senza precedenti contro i dissidenti.
Comincia dai più pericolosi: Tonino Salsone e Claudio Bonvecchio (all’epoca Gran Maestro aggiunto, numero 2 del G.O.I.).
Salsone e Bonvecchio pubblicano nel proprio canale personale di facebook un post che analizza la rielezione di Mattarella e Bisi strumentalizza questa azione: fa fare da un suo gregario una tavola d’accusa dove inventa il reato di “lesa maestà” perché solo il Gran Maestro può esprimere giudizi sulla situazione politica italiana.
Con questa scusa sospende per tre anni Salsone – che così non potrà candidarsi alle elezioni del 2024 – ed espelle Bonvecchio. La motivazione era così debole che Salsone ha ricorso alla giustizia ordinaria che gli ha dato prontamente ragione. Ma Bisi non si è fermato e ha fatto fare altre tavole di accusa contro Salsone in merito a fantomatiche irregolarità amministrative mai dimostrate.
Bonvecchio può testimoniare anche come da quel momento sia partita un’azione su vasta scala di allontanamento di tanti fratelli che non condividevano i progetti del Gran Maestro Bisi, tra cui primeggia lo smantellamento manu militari dell’intero vertice del Rito Scozzese Antico ed Accettato, cioè il Corpo Rituale che ha dato vita al GOI nel 1805 e che raccoglie le adesioni di più di 5000 massoni italiani (sono stati espulsi e sospesi ben 7 illustri massoni, tra cui il capo del Rito, cioè Gianpaolo Barbi).
Tanto è stata violenta la repressione attuata da Bisi che in pochissimi mesi sono nati una serie di canali Telegram e Whatsapp di informazione libera (si chiamano “Il Cavaliere Nero” e “Libero Muratore Channel”) .
Una sorta di “Radio Londra” dei nostri giorni per contrastare il regime e far luce sulle varie presunte  nefandezze e stravolgimenti delle regole di cui sono stati accusati di Bisi e la sua giunta.
Leo Taroni ha detto in campagna elettorale che tra le prime cose che avrebbe fatto sarebbero state la richiesta di diventare associazione riconosciuta da parte dello stato, rivisitazione statuto fondazione per eliminare il rischio confische delle case massoniche e riammissione dei dissidenti espulsi per motivi politici.
Chi vivrà, vedrà se per la Massoneria sarà la volta buona per allontanare tutte le ombre residue che l’hanno accompagnata in queste ultime decine di travagliatissimi anni.

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Ultimi Articoli

Rimani in contatto

1,253FansLike
1,323FollowersFollow
2,571SubscribersSubscribe

Ultimi Articoli