La crisi industriale provocata dal Covid è stata spietata ed ha colpito alcuni comparti produttivi in modo superiore ad altri. Il più colpito in assoluto è stato quello dei  voli. E lo tsunami che ha raggiunto le compagnie aeree, si è immediatamente scaricato sui loro fornitori, i produttori di aerei. Sia Boeing che Airbus, i due colossi del settore, hanno fatto registrare pesanti perdite e sono stati così costretti a ricorrere a tagli rilevanti del personale. Così come tutte le altre aziende del settore. Tutte, tranne una: Leonardo.

Eppure, anche l’ex-Finmeccanica ha avuto impatti negativi pesantissimi, perfino superiori a quelli di Boeing e Airbus. Poteva far ricorso alla cassa integrazione e quindi non licenziare. Perché non l’ha fatto? (E secondo le ultime voci ci sta pensando in extremis?)

Perché gli stabilimenti dove avrebbe dovuto lasciare a casa la quasi totalità dei dipendenti sono a Grottaglie e Pomigliano d’Arco. Quindi? Quindi il callido AD Alessandro Profumo ha razionalmente deciso di massacrare ancora di più la situazione finanziaria di una società quotata, per non infastidire il governo e la politica; e provare a blindarsi, dopo la pesante condanna per MPS (sei anni e rotti), comprandosi qualche mese di sopravvivenza in più.

Ma quanto costerà a Leonardo, ai suoi azionisti, alle sue possibilità di sopravvivere al mercato ed al futuro, questa scelta fatta solo per tenersi buoni pugliesi come il premier Giuseppe Conte, il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, il sottosegretario a Palazzo Chigi con delega alla programmazione economica e agli investimenti pubblici, Mario Turco, per finire con il campano pomiglianese ministro degli Esteri, Luigi Di Maio? A occhio e croce, centinaia  di milioni di euro. In qualunque altro paese del mondo, questa scelta scellerata sarebbe considerata inaccettabile. Con tanto di richiesta immediata di dimissioni.

In Italia, invece, tutto è possibile. Ed ecco perché dal PD nessuno fiata e dal M5S, dopo gli iniziali strepitii dopo la condanna di “Arrogance”, non vola più una mosca. E non è neppure finita qui. Visto e considerato che pochi giorni fa, Profumo -d’intesa purtroppo con il presidente Luciano Carta- ha implementato la nuova megadirezionegalattica per le Relazioni Istituzionali che dovrà sostenere al meglio questa sconcertante mission aziendale. Il nuovo responsabile, l’ex-Pirelli Filippo Maria Grasso, potrà contare non solo su cinque primi riporti, ma pure su un’altra decina di seconde fasce.

In tutto (vedi l’organigramma qui sotto) non meno di 25-30 risorse interne, cui vanno aggiunti i consulenti esterni e le società di lobbying. Tipo Daniel Funaro e le strutture professionali che fanno capo a Giampiero Zurlo. Giusto: a situazione eccezionale, mobilitazione eccezionale. Con un compassionevole “in bocca al lupo” al povero Grasso e alla sua “mission impossible”…

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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