Leonardo: Profumo tenta disperatamente di sparare le sue ultime cartucce pur di restare in piazza Montegrappa

Adesso “Arrogance” Profumo rischia di diventare perfino patetico. Dopo essersi reso conto che i suoi tentativi di far veicolare sui media più compiacenti di essere ancora in corsa per la riconferma sono miseramente falliti, cerca di sbandierare ridicoli successi in campo commerciale.
Come ad esempio l’ordine di ben “sei elicotteri sei“ dall’Australia. Due AW139 per ciascuno di tre “importanti operatori”. Roba da leccarsi i baffi, no? L’importante, come al solito, è che non si tratti dei sistemi d’arma tanto disprezzati dal “banchiere etico”.
E poi ci sono anche i succulenti “orientamenti del CdA agli azionisti sulla composizione qualitativa e quantitativa del prossimo Consiglio”. Anche qui, roba forte.
Peccato che quando si tratta di parlare dei criteri “qualitativi” non si faccia alcun riferimento ad un’eventuale proposta all’assemblea di inserimento nello statuto di Leonardo di quanto prevedeva dieci anni fa la famosa “direttiva Saccomanni”, circa l’accertata “onorabilità” degli amministratori in tema di reati societari e finanziari.
Quei reati, tanto per dire, che avrebbero impedito a Profumo di essere nominato AD dell’ex-Finmeccanica. O che comunque avrebbero portato alla sua decadenza dall’incarico per i processi targati Monte dei Paschi.
Nel 2013, quella direttiva (che pure fu sposata dalle assemblee di ENEL e Poste), venne bocciata e non se ne parlò più. Anche per la mancata riproposizione dai vari ministri dell’Economia succedutisi a Saccomanni.
E così, gli AD di Leonardo non hanno più corso alcun rischio per precedenti carichi pendenti.

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