Leonardo, un’azienda nel caos e con un AD a caccia di “capri espiatori”…perfino per i mancati necrologi per Bono

Quando a Genova, qualche giorno fa, gli hanno sentito pronunciare espressioni contrite sulla “grande stima” e l’”amicizia” verso Giuseppe Bono, più di qualcuno, anche al governo, e’ saltato dalla sedia. Perché persino i tornelli di piazza Monte Grappa sapevano quanto Profumo, il povero Peppino appena scomparso, non lo avesse mai sopportato. Anzi: proprio detestato. Al punto di parlarne male ad ogni angolo del palazzo.
 Per dirne una: il fedele “direttore” della comunicazione (a sua insaputa) Stefano Amoroso, quando scoppiò il D’Alema-gate e Leonardo venne travolta da uno scandalo, durato mesi a causa delle leggerezze del suo AD, pur di difendere “Arrogance”, sembra se ne andasse in giro a raccontare che dietro gli attacchi dei giornali ci fosse proprio lo zampino di Bono. “Andate da Fincantieri”, diceva a destra e a manca.
Voci di corridoio, per carità, ma parecchio insistenti e che “Sassate” riporta per puro dovere di cronaca. Così come riportiamo l’ultimo “siparietto” che ha visto la sospensione (e il quasi licenziamento, secondo alcuni) del capo del cerimoniale per aver inviato con ritardo ad alcuni giornali il necrologio dell’azienda dedicato proprio a Bono.
Serviva un capro espiatorio ed è stato subito trovato. Da quando in qua, infatti, spetterebbe al cerimoniale (e non alla direzione Comunicazione) relazionarsi con la stampa per la  pubblicazione dei necrologi? Ma, appunto, bisognava trovare un dirigente da impalare e il modus operandi, d’altronde, è sempre stato questo negli ultimi anni. Sembra che di recente siano state persino redatte delle liste di persone da cacciare solo perché si erano permesse di avanzare perplessità sulla gestione dell’azienda.
Ebbene, oltre ai pranzi e alle cene di convenienza, organizzati con la collaborazione della moglie,  per tentare disperatamente di restare in sella, Arrogance sconta una gestione nefasta dell’azienda durante i suoi due mandati. Ed è solo questo il punto dolente su cui dovrà essere giudicato. Più della sua chiara – e mai nascosta – militanza a vantaggio del Partito Democratico. Più della sua vanagloria sconfinata. Più delle vicende giudiziarie su MPS e quindi di trascorsi manageriali quantomeno opachi.
Tirando un bilancio della sua gestione della gloriosa ex-Finmeccanica, qual è insomma lo stato di salute di quella che dovrebbe essere una delle aziende più strategiche della Nazione, specie in questo delicato momento storico? Come sta Leonardo? Come reagisce alle difficoltà? Che aria si respira a due passi da piazza Mazzini?
Perché quella che veniva descritta negli ambienti industriali di tutto il mondo  come un’”eccellenza” italiana, è ancora oggi un’azienda dal potenziale indiscusso, ma messa in crisi  da una gestione malsana e ingiustificata delle strutture.
Basti pensare alla sua organizzazione interna: direzioni su direzioni senza senso, un ufficio commerciale in continua lite con le divisioni, centinaia di dipendenti addirittura senza una postazione, che girovagano per il quartier generale come dei vagabondi ma ben retribuiti allo scadere del mese. Direttori di cui nessuno sa nulla, avvolti nel mistero anche da parte dei loro funzionari e dei loro team. Consulenze esterne rilasciate a destra e a manca per centinaia di migliaia di euro, con articoli stampa, notizie e campagne acquistate puntualmente dall’azienda per celebrare il CEO in ogni dove, delegittimando il brand, anzi quasi nascondendolo.
Non è un mistero ed è innegabile che da diversi anni a questa parte Leonardo sia stata praticamente usata da Alessandro Profumo a suo uso e consumo. La company ha scontato violenti attacchi mediatici per le vicende giudiziarie del suo Ad, finendo al centro di tormentoni e battibecchi solo per il fare da Re Sole del suo amministratore delegato. Non c’è azienda, nel panorama italiano, ad aver avuto un impatto così negativo a causa del suo massimo vertice. Pensiamo a Eni, Poste, Terna, Enel, appunto Fincantieri: nessuna di queste ha vissuto la stagione buia che è toccata a Leonardo. Sei anni di abisso, con un AD in perenne guerra con tutti, attento esclusivamente alla sua immagine e negli ultimi due mesi impegnato a farsi promuovere con tutti i canali possibili verso il nuovo governo. E quella ridicola intervista a Libero per tentare di riaccreditarsi a destra, ha suscitato sdegno, ma non sorpresa, perché tutti conoscono l’uomo e di cosa è capace.
Fortunatamente, mancano solo pochi mesi all’addio. E questa è l’unica buona notizia. Per tutti: all’interno e all’esterno di Leonardo.

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