Cara Renata,
Dopo 30 mesi che, per rispetto all’etica professionale essendo divenuto responsabile delle relazioni esterne di Confintesa, non scrivevo su di te sono stato costretto a rompere il silenzio avendo assistito allo spettacolo di vederti votare la fiducia al Governo Conte dove la fanno da padroni il Partito Democratico e i Pentastellati.

Premetto che come cittadina sei legittimata a cambiare idea anzi partito ma, da eletta in una lista bloccata votata da milioni di cittadini che hanno mandato in Parlamento te e tanti altri deputati, la correttezza e la coerenza avrebbero voluto che tu prima ti fossi dimessa da deputato per avere la legittima libertà di pensarla come vuoi.

Invece no, hai fatto il gesto plateale di schierarti dalla parte di coloro che, a suo tempo, hanno ostacolato la tua elezione a Presidente della Regione Lazio e dalla parte di coloro che hanno sempre schifato avere rapporti con quel sindacato, l’UGL, di cui sei stata Segretaria Generale e da cui è iniziata la tua ascesa politica.

Qualcuno si domanderà perché mi rivolgo a te dandoti del tu. Rispondo dicendo che sei stata la mia più diretta, e aggiungo allora valida, collaboratrice, come semplice impiegata, quando dal 1988 al 1990 sono stato Segretario Generale aggiunto della gloriosa CISNAL ai tempi di Ivo Laghi.

Debbo anche dirti che allora, ma sono passati oltre 30 anni, non ho mai notato un tuo minimo interesse a svolgere attività sindacale e tantomeno attività politica fino al quando, a metà degli anni ’90, l’allora Segretario della Cisnal prima e dell’Ugl poi, Mauro Nobilia, non volle gratificarti con incarichi che ti hanno portato alla ribalta creando anche parecchi e giustificati dissapori all’interno di quel sindacato,

Ho fatto questa premessa per farti capire che di quello che pensi e fai a me non interessa nulla ma, dato che alle elezioni della Regione Lazio prima e in Parlamento poi, sono stato uno dei milioni di elettori che, votando per il partito in cui eri candidata, ti ha permesso di entrare in Parlamento per contrastare una certa parte politica, vedere oggi che tu, con la massima indifferenza e spregiudicatezza hai cambiato casacca, ha risvegliato in me la voglia di far sentire, per quel che conta, anche la mia voce di protesta per il tuo comportamento.

Ho letto questa mattina che tu intendi querelare tutti coloro che ti hanno offeso con termini che non sto qui a ripetere e che condanno fermamente ma, non posso esimermi dal farti notare che, la naturalezza con la quale stai cercando di spiegare il tuo gesto, cozza con i comizi che facevi, per esempio a Genzano nel 2010 e anche dopo. Renata, stai cercando di far passare quel gesto come quello di una persona “libera, responsabile e costruttrice” ma soprattutto stai cercando di fare la “martire” di questo popolo che non ha capito il tuo essere passata con l’avversario storico di quella Comunità che ti ha osannato e portata fino a Montecitorio.

Ebbene, è possibile che non ti rendi conto che è proprio questo Tuo atto politico, legittimo se non fossi stata scelta per fare altro, che offende e ferisce tutti coloro che, per esempio, hanno combattuto e sacrificato la propria carriera solo perché avevano in tasca la tessera di un sindacato che Ti ha permesso di arrivare fin dove sei arrivata mentre Tu, che avevi come datore di lavoro la CISNAL prima e l’UGL poi, non hai mai rischiato nemmeno un minimo provvedimento disciplinare.

Possibile che non ti rendi conto che i veri offesi e i veri martiri sono i tuoi elettori?

Renata, gli insulti non fanno parte del mio modo di scrivere e, come ben sai, negli anni scorsi non mi hanno intimorito nemmeno le tue querele che, peraltro, sono state archiviate riconoscendo a me all’Ultima Ribattuta, il quotidiano dove scrivevo, il diritto di critica.

Un consiglio però vorrei dartelo in modo disinteressato: lascia perdere le querele e affronta il popolo che ti ha eletto con argomentazioni politicamente valide.

Quelle che hai dato per giustificare il tuo voltafaccia non reggono.

Cerca di capire che proprio il tuo gesto, offensivo della fiducia che gli elettori ti hanno concesso, ha esasperato gli animi e, purtroppo l’esasperazione, a volte, porta anche all’esagerazione.

Con questo non voglio assolutamente giustificare chi ti ha insultato con frasi indegne di una persona civile ed educata ma vorrei che anche tu possa avere il coraggio, fuori del Parlamento, di confrontarti con quei tuoi elettori che oggi si sentono, giustamente traditi da Te. 

Capisco che il Tuo cambio di casacca forse Ti porterà di nuovo in Parlamento ma mettiti davanti ad uno specchio e guardati in faccia e pensa a quello che hai fatto ad una Comunità che, nonostante tutte le remore che poteva avere verso di Te, Ti ha dato fiducia.

Mi dirai perché tra i tanti voltagabbana Tu sei la più bersagliata? La risposta è semplice: una sindacalista vera pensa prima ai lavoratori e poi a se stessa. Tu, che Ti sei sempre definita tale, hai fatto il contrario come dimostra quanto hai dichiarato nella video intervista riportata da Vista e questo non è certo un bel messaggio.

Comunque fai quello che vuoi ma per favore non fare la martire non lo sei mai stata e tantomeno in questo frangente ma soprattutto spero che questo momento Ti insegni ad essere un po’ più umile e, soprattutto, ad avere rispetto verso chi ti ha portato da semplice impiegata del sindacato fin dove sei arrivata. Lo spero ma non ci credo”.

Massimo Visconti

 

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Massimo Visconti
Si occupa da sempre di sindacato dove, fino al 2000, ha ricoperto cariche confederali. In tale veste è stato accreditato, in qualità di esperto in relazioni sindacali, presso la Comunità Europea, ha fatto parte di vari Consigli di Amministrazione di società pubbliche ed è stato Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha ricoperto l’incarico di consulente del Presidente della Regione Lazio per i problemi del lavoro e della formazione. È stato fondatore e direttore della rivista “Profili Sindacali”, ha scritto articoli su vari quotidiani come Il Secolo d’Italia, Il Giornale d’Italia e ha collaborato con L’Ultima Ribattuta.

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