Meloni vs Rivera: non solo ITA, MPS, Autostrade e Rete Unica; c’è anche quell’Agenzia del Demanio nelle mani del “clan Gentiloni”

Altro che “troppo burocratico”, come l’ineffabile Repubblica prova a dipingere Alessandro Rivera, il potente Direttore Generale del Tesoro. Dietro l’ostilità della premier nei suoi confronti, c’è altro. Molto altro. In due parole, c’è la responsabilità di aver favorito l’occupazione sistematica in favore della sinistra di tutte le più importanti e delicate cariche di competenza del MEF. Spesso e volentieri, in perfetto accordo con il “tandem delle meraviglie” draghiano di Palazzo Chigi: il “superconsulente” Giavazzi e il capo di gabinetto Funiciello. Oltretutto, con un occhio di riguardo verso i desideri dell’ex-premier Paolo Gentiloni. Già, proprio lui, il mite Gentiloni.
Certo, quando Giorgia Meloni parla con i suoi più stretti collaboratori, non manca mai di sottolineare le numerose “défaillance” di Rivera sui dossier ITA, MPS, Autostrade e sulla rete unica di TIM.  Ma per fare poi un esempio sugli spregiudicati sistemi cui Rivera ha fatto ricorso per favorire i suoi sponsor politici, non manca mai di citare il caso dell’Agenzia del Demanio, da quasi due anni affidata ad Alessandra dal Verme, la moglie del fratello di Gentiloni. Fu, quello, un vero colpo di mano da parte di Rivera.
Sassate si era già occupata della vicenda, con due articoli, i cui contenuti non erano mai stati smentiti o quantomeno rettificati. E sì che c’era più di un motivo per farlo, dal momento che denunciavamo l’evidente “conflitto d’interesse” che una nomina della dal Verme avrebbe rappresentato. Ma Rivera se n’era bellamente infischiato e la cognata di Gentiloni aveva fatto trionfalmente il suo ingresso alla guida dell’Agenzia.
Bene, veniamo all’oggi. La situazione non appare affatto brillante e -disfunzioni a parte- la cappa del “clan Gentiloni” si è fatta sempre più avvolgente. Anche per il coinvolgimento diretto, in qualche operazione, del marito della dal Verme, l’architetto Andrea, fratello dell’ex-premier e attuale Commissario Europeo all’Economia. Già, perché pare che la disinvolta Direttrice dell’Agenzia si faccia spesso assistere in riunioni tecniche o accompagnare nei sopralluoghi ai cantieri, proprio dal marito. Fonti interne raccontano che ciò sia avvenuto più volte a Perugia (intervento di riqualificazione dell’ex-carcere femminile) e a Roma, presso il museo “Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio”. E queste ultime “ingerenze” sarebbero avvenute anche in assenza della Direttrice, suscitando perplessità da parte delle Autorità Militare, completate da quelle per un affidamento diretto per lavori di manutenzione ad un’azienda col la quale l’architetto Andrea aveva già rapporti di commessa.
Così come, altre perplessità ha provocato la trasferta della dal Verme, coniuge e vari dirigenti alle riunioni veneziane presso la Fondazione Cini.
Semplici maldicenze, pettegolezzi? Può anche darsi. Resta il fatto che si aggiungono ad ulteriori “indizi” circa lo stampo un po’ troppo familistico della gestione dell’Agenzia. Per esempio, a proposito dell’interesse di un altro Gentiloni, Francesco, nel riuscire a coinvolgere il Demanio nella valorizzazione delle “saline di Tarquinia” (dove a giorni è previsto un sopralluogo della stessa dal Verme).
E non è neppure finita qui, dal momento che tra i più assidui frequentatori degli uffici di via Barberini 38, c’è l’ex-parlamentare Zanda, legatissimo a Paolo Gentiloni fin dai tempi dell’Agenzia per il Giubileo. Ed entrambi accumunati in una fitta rete di relazioni a Parigi, dove lavora -nell’ambito dell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati sul territorio francese- la figlia della Direttrice del Demanio, Caterina.
Per finire (almeno per ora, perché ci sarebbe da scrivere un libro sulla gestione dell’Agenzia), segnaliamo al benefattore della dal Verme, il DG Rivera, un’ultima curiosissima circostanza: l’improvviso interessamento dell’Agenzia sul tema delle residenze universitarie, tema sollevato l’11 dicembre proprio da Paolo Gentiloni nell’intervista a Lucia Annunziata durante la trasmissione “In mezz’ora”.
Ecco, l’ineffabile dal Verme è talmente gasata, dal voler chiedere una modifica legislativa per includere questa attività nella “mission” del Demanio. Ed è talmente fiduciosa di poterla ottenere, che sta già facendo effettuare ricerche di immobili da utilizzare a questo scopo.
Ministro Giorgetti, ma non sarà il caso di fare luce su questi strani e inquietanti intrecci di interessi ed entusiasmi? Perché in caso contrario, avrà ben ragione la premier Meloni a non volersi più fidare del Direttore Generale del Tesoro, non le pare?

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