Morti in carcere: quelle nelle circondariali si vengono a sapere; dalle militari, invece, silenzio assoluto

Pochi giorni fa, un luogotenente della GdF, condannato in via definitiva a 7 anni di carcere per peculato, e’ morto d’infarto nel carcere militare di S.Maria Capua Vetere. Inutili i soccorsi, anche per l’inadeguatezza della struttura sanitaria.
Ma la circostanza più sconcertante, è un’altra: non se n’è saputo nulla. Perché? Ma come funzionano i reclusori gestiti dagli uomini con le stellette (e quello campano e’ oltretutto  “chiacchierato” da tempo)? Non sarà il caso che i ministri Crosetto e Nordio dispongano delle ispezioni?
Il detenuto deceduto si chiamava Francesco Caccamo ed era finito prima in carcere e poi ai domiciliari in seguito ad uno scandalo che nel 2017 aveva portato alla prima condanna da parte del Tribunale di Catania per quattro “fiamme gialle” accusate di peculato, falso e calunnia. Altri due finanzieri erano stati invece assolti. Confermato in appello e dalla Cassazione, il verdetto aveva così riportato Caccamo e complici dietro le sbarre per la definitiva espiazione della pena.
Fin qui, tutto regolare. Ciò che non è normale è quanto accaduto dopo l’infarto: scarsi i soccorsi e poi silenzio assoluto sulla conclusione del dramma.
Almeno, appunto, quando i suicidi o le morti avvengono nelle carceri “civili”, i fatti non vengono nascosti.

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