Questa volta il soprannome di “Arrogance” è fuori luogo. Alessandro Profumo ha davvero molte buone ragioni per chiedere ed ottenere la solidarietà del mondo politico, finendo per restare al timone di Leonardo.

Le motivazioni con le quali i giudici del Tribunale di Milano giustificano la pesante condanna a sei anni di carcere per la vecchia gestione del Monte dei Paschi, non reggono. Basta leggere integralmente il comunicato congiunto con l’ex-AD Viola e confrontarlo con le giustificazioni dei magistrati di merito del primo grado, per capire che in tutta questa vicenda c’è parecchio di cui discutere.

Sassate lo mette on line (clicca qui). Perché, a questo punto, alcune domande sorgono spontanee: 1) com’è possibile che tre pubblici ministeri di una delle Procure più “manettare” d’Italia in tema di reati finanziari (vedi il caso ENI), abbiano sempre sostenuto l’innocenza di Profumo e Viola, sollecitandone più volte il proscioglimento? 2) e com’è possibile che dei loro colleghi del giudicante arrivino invece a sostenere che sono emerse “granitiche prove di spiccata capacità a delinquere” con relativa “perseveranza scellerata nell’errore”? 3) per finire: se Profumo e Viola hanno detto il falso, come mai non si è mai proceduto nei confronti di chi -in Bankitalia e CONSOB- concordò con loro le procedure da seguire per salvare i risparmi dei correntisti MPS e tentare di risanare la banca senese?

Certo, ci sarà anche un processo d’appello (in cui sarà scontata una rinnovazione sostanziale del dibattimento) e poi una pronuncia della Cassazione. Ma nel frattempo, viste le lungaggini e le ciclopiche contraddizioni interpretative tra magistrati, cosa dovrebbero fare Profumo e Viola? Ritirarsi a vita privata ed aspettare altri dieci anni per vedersi riconoscere la propria integrità?

Come nel gioco degli scacchi, Profumo ha scelto intanto di difendersi con un “arrocco”. Il minimo, di fronte ad una giustizia così sgangherata. Con buona pace di chi sperava che le motivazioni della sentenza di condanna facessero chiarezza, convincendolo a dimettersi o ad accettare di buon grado la sostituzione al timone di Leonardo…

Ma così, avrà probabilmente buon gioco a restare al suo posto fino a fine mandato. E l’ex-Finmeccanica continuerà a dover pagare le scelte scellerate della politica per aver voluto affidare un colosso del genere prima ad un “ferroviere” e poi ad un “banchiere”. Ambedue incapaci di varare un vero piano strategico industriale per un’eccellenza che ci invidiava tutto il mondo.

 

 

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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