I nuovi padroni dell’Enas

 

Le Iene non hanno fatto in tempo a portare a conoscenza del grande pubblico la situazione dei dipendenti dell’Enas, che non ricevono lo stipendio dal mese di giugno, che l’Acai, il patronato che si è fuso con l’Enas, ha iniziato il giro delle sedi in tutta Italia per verificare la situazione relativa al personale.

Abbiamo espresso più volte il nostro scetticismo sul fatto che l’accordo di fusione tra Enas e Acai possa dare il risultato sperato dai dipendenti ovvero quello del recupero di “tutti” gli stipendi arretrati e soprattutto il fatto che Acai sia nella condizione di farsi carico di “tutti” e 260/270 dipendenti attualmente in servizio presso le varie sedi dell’Enas.

Una mensilità, quella di giugno, sembrerebbe essere stata pagata nei giorni scorsi ma da notizie che ci giungono sembrerebbe anche che un dirigente di Acai stia avvicinando i dipendenti delle sedi del nord (si comincia sempre da sopra per arrivare poi fino alla Sicilia) proponendo accordi e transattivi in cambio di “dimissioni volontarie” incentivate con, udite-udite, la strabiliante somma di 400 euro.

E con la promessa che tutte le competenze arretrate, i ratei maturati e il TFR, verranno saldati in dieci “comode rate” a partire dal mese di maggio 2018 con un solo anticipo di mille euro da versare al lavoratore contestualmente alla firma, del “verbale di conciliazione in sede sindacale” dove per “sede sindacale” s’intende la sede dell’Ugl.

Fin qui niente di male, a parte il fatto della cifra irrisoria dei 400 euro che, secondo i sindacalisti dell’Ugl, andrebbe a sanare le “assurde” richieste avanzate dai lavoratori e/o dalle lavoratrici ma quello che non si capisce è come faranno a pagare tutti gli arretrati a tutti i dipendenti se, a fronte del mancato raggiungimento del punteggio minimo e di quello che Capone in televisione alle Iene ha chiamato “scopertura di conto”, il Ministero del lavoro non eroga più contributi e quei pochi che sono stati maturati sono impegnati per pagare la “scopertura di conto”.

Pagherà Acai? Ribadiamo: abbiamo forti dubbi. La situazione debitoria (si è parlato, nel servizio delle Iene, di 20 milioni di euro di esposizione bancaria), che Acai sta cercando faticosamente di ripianare, non crediamo consenta ai “nuovi padroni” dell’Enas di poter onorare le promesse che Capone e i suoi amici stanno facendo a chi da sei mesi non riceve lo stipendio.

Non ci è dato sapere quanti dipendenti accetteranno questo accordo capestro e se, non accettandolo, verranno costretti a rifiutare magari qualche “strumentale” trasferimento (e quindi a dimettersi lo stesso dall’Enas) ma riteniamo che, a questo punto, il Ministro Poletti che su pressione della iena Nadia Toffa ha promesso che “vigilerà” su quanto sta accadendo all’Enas faccia scattare tutti quei controlli che possano, quanto meno, far rientrare i dipendenti in possesso di ciò che sono i loro diritti salariali e soprattutto possano riscattare una dignità calpestata da tempo.

Mentre è ancora forte l’emozione del signor Lamberto, il dipendente dell’Enas che piangeva disperato mentre veniva intervistato da Nadia Toffa, abbiamo ricevuto una “confessione” molto amara di una collega di Lamberto che ci ha raccontato che pochi giorni fa era il compleanno del suo bambino di otto anni al quale non ha potuto regalare nulla perché non aveva i soldi.

Queste sono le cose che fanno male a vedersi e a sentirsi soprattutto quando succedono in un ambito che dovrebbe vedere i propri dipendenti essere i primi ad essere tutelati. Chi di dovere si metta una mano sulla coscienza ma forse è proprio quello il problema… la coscienza.

Commenti

  1. Chi tutela i diritti dei lavoratori? Dove è finito il sindacato e di cosa si occupa? A ben vedere è in tutt’altre faccende affaccendato. Che vergogna!!! Sicuramente non hanno imparato nulla dai vecchi capi storici…

  2. I nuovi padroni sono fratelli gemelli dei vecchi. Spero con tutto il cuore di sbagliarmi ma temo che per i poveri dipendenti ex Enas le cose si metteranno molto male.
    Doppia vergogna per l’Ugl e per I suoi impresentabili boss.
    Cattivo sangue destrista, sia esso politicante o pseudo sindacale, non mente MAI.

  3. Negli ultimi anni trascorsi all’Enas (fino a marzo 2008), l’Enas aveva solo dei comandati e quindi persone che venivano assunti dalle Unioni UGL in base ad una convenzione tra la Confederazione e l’Enas, che poneva a carico del Patronato contributi per la fornitura del dipendente, il fitto del/i locale/i, l’uso del telefono, ecc.
    Di fatto, poi, il dipendente lavorava per il sindacato e per il Caf, oltre che per il Patronato.
    Mi chiedo : è in corso il tentativo di mandare a casa con quattro euro i “vecchi” dipendenti Enas o i nuovi dipendenti locali UGL?
    Mi chiedo ancora : se in casa mia entrano mensilmente 1.000 € ed io e mia moglie ne spendiamo 1.500, non è prevedibile il nostro fallimento familiare? Potremmo meravigliarci se la banca mi ritirasse il fido? No,certamente. Quale potrebbe essere il giudizio il giudizio dei miei genitori o di un mio fratello a proposito della nostra dissennata gestione casalinga? che in casa mia siamo dei poveri mentecatti incapaci! Ho detto tutto quello che potevo e volevo dire!

    • Carissimo Napolitano,
      apprendo con molta angoscia della fine dell’ENAS nelle “grinfie” dell’ACAI. Che diavolo è successo per assistere ad un simile disastro??? Io sono uscito dall’ENAS nel settembre 1983 per violenti contrasti gestionali con l’allora Segretario Generale Ivo Laghi e per il completo disaccordo con la politica remissiva del Direttore Generale Luigi Gabriele. La mia uscita venne invano ritardata dal Presidente Lonciari che, purtroppo, aveva ben capito la situazione in cui io avevo dovuto operare negli ultimi anni. Ero rimasto, infatti, l’ultima difesa all’autonomia amministrativa e gestionale dell’ENAS rispetto alle pretese sempre più “affamate” dell’allora CISNaL. Già in quegli anni, l’ENAS era un supporto indispensabile alla perenne carenza di risorse della CISNaL, poi diventata UGL ……… Ma non saremmo mai arrivati a questi punti!!!
      Un caro saluto.
      Pierluigi De Viti

  4. SPELACCHIO-UGL SPONSORIZZA LO SMART WORKING
    Così mentre i dipendenti del Patronato Enas-Ugl (ora assorbito dai nuovi padroni targati ACAI) patiscono la fame e rischiano di essere licenziati senza tanti complimenti, continua la “campagna elettorale” dei “capoccia” del sindacato di Botteghe Oscure.
    Capone si fa fotografare, in posa da manager, assieme a Carlo De Angelis, fondatore della DEC, Azienda specializzata nella progettazione dello Smart Working, il cosiddetto “lavoro agile” (da Il Tempo di oggi).
    Della serie: “Io so io e voi nun sete un c…”

  5. Notizia dell’ultima ora….entro la fine dell’anno la direzione Enas non si sa che fine farà ne dove sarà…nella giornata di oggi senza comunicazioni ufficiali i dipendenti di via Barberini hanno trovato i traslocatori che si accingevano a portare via i mobili dalla sede.
    Naturalmente questo avviene nell’ultimo giorno utile di lavoro dell’anno 2017 perché la direzione Enas ha deciso di chiudere nei giorni 27-28-29 dicembre e chissà se entro il 2/1/18 verrà comunicato il nuovo indirizzo.
    Per fortuna che , come detto più volte, il patronato dovrebbe essere tutelato dal Sindacato sia in materia personale che in materia di sicurezza sul lavoro ,contando anche che in quella sede vi è collocato un dipendente invalido.

  6. A conferma di quanto detto dall’ex dipendente aggiungo che sul territorio si e’ in attesa di comunicazioni che nn arrivano con uffici chiusi o a cui e’stata preannunciata la soppressione ..una farsa di proporzioni gigantesche …forse dovrebbero tornare le Iene

  7. Bisogna anche aggiungere ora la notizia della chiusura (lettera della presidenza Enas del 18 dicembre u.s.) della sede del Patronato Enas di Thiene (VI) e delle amare considerazioni di qualche dipendente del posto.
    Mentre i signori di Botteghe Oscure (che più oscure di così non si puote) brindano al nuovo anno nella speranza di conquistare qualche poltrona politica alle prossime elezioni, i dipendenti continuano la china sotto la sferza del nuovo padrone Acai, sperando di ottenere, anche goccia a goccia, gli stipendi arretrati di cui sono stati finora rapinati.

    • La cosa più vigliacca è che hanno chiuso le sedi lasciando all’acai il compito di far fuori i dipendenti… senza contare i comandati a cui è stato detto della fine del comando il 31/12/2017 e che rientreranno nelle locali utl che, ovviamente, non avranno soldi per pagare loro gli stipendi.

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