Come volevasi dimostrare. I danni su Rai Uno della sinistra al potere in viale Mazzini, non devono essere evidenziati. A 48 ore dal catastrofico “flop” del secondo show “chiavi in mano” di Ballandi, tacciono tutti. In silenzio l’amministratore delegato Salini (atteso domani sera in Vigilanza), zitti anche il presidente Foa ed i membri del CdA.

Ma la cosa più scandalosa è il comportamento dei “giornaloni” e dei media in generale, di quei giornalisti “democratici” sempre pronti a linciare i protagonisti degli insuccessi quando sono riferibili all’area di centrodestra. Manco una riga ieri, manco una riga oggi.

Con le uniche eccezioni di Libero, della Verità e di Affari Italiani, la “Spectre” (interna ed esterna) di viale Mazzini riesce a far tenere nascosti i disastri di Rai Uno targati Coletta, Sciommeri e De Santis (Massimiliano, non Teresa, eh!). Come se il 10,2 e addirittura l’8,3 di share (ben 22 punti di distacco da Canale 5 in prima serata del sabato) fossero risultati tutto sommato accettabili.

E sarà poi anche il caso che, a parte della comprensibile e inascoltata  prostrazione di Rai Pubblicità, qualcuno cominci ad occuparsi pure delle responsabilità della Direzione Produzione, purtroppo ancora affidata a quel Cecatto specializzato nel riuscire puntualmente a lavarsi le mani dalle proprie colpe.

E’ vero o non è vero che è stato proprio lui a rendere possibile l’introduzione sempre più massiccia delle produzioni esterne, fino al suicidio dei recenti show acquistati “chiavi in mano”? È vero o non è vero che disse a suo tempo di non avere le risorse sufficienti per fare fronte alle esigenze del sabato sera, avendo già squadre e mezzi impegnati su altri fronti?

I sindacati interni, uniti su questa vicenda, negano che possa essere la verità ed hanno chiesto di tirare fuori tutti i dati. Invano. Segreto di Stato.
E intanto i danni di escludere le professionalità interne, che ci sono (ed anche di grande livello) , stanno diventando irrecuperabili.

Ma tutto questo sembra non interessare nessuno. Ne’ i vertici aziendali, ne’ tantomeno i “cani da guardia democratici” della stampa e degli altri media. La Rai può essere attaccata solo se c’è da parlar male di chi fa capo all’area di centrodestra. Per tutto il resto, la parola d’ordine è sempre la stessa di chi continua a sbandierare la “superiorità morale” della sinistra: silenzio, silenzio, silenzio…

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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