Rai, il TG1 della Maggioni va ma sulle nomine di Carboni si abbatte il “ciclone Iacovino” e il silenzio dell’UsigRai è assordante

TG1: una notizia buona (anzi, molto buona) ed una cattiva (anzi, pessima). Cominciamo da quella buona: il Tg1 della Maggioni va. E’ opportuno ripetere che fare meglio di Carboni era di una facilità imbarazzante ma resta il fatto che la direttora ci è comunque riuscita. Giornali più snelli, servizi centrati e “sulla notizia”, inviati sguinzagliati in tutta Italia, facce giovani e capaci (alcune, come l’ottima Cardinaletti, già lanciata da Carboni). E poi ampio uso dei corrispondenti sempre meno “istituzionali” e sempre più giornalisti.  In particolare Marco Clementi che ha finalmente dimostrato che da Pechino si può fare per davvero informazione senza limitarsi a reimpastare i servizi delle agenzie secondo la dottrina-Botteri.

Torniamo alla Maggioni. Con il piano editoriale ha anche comunicato i nomi dei vicedirettori
(sette). Quattro conferme (Busi, Luverà, Crescimbeni e Graziadei) e tre novità (Giorgino, Rao e Sacchi). E un trombato eccellente, Filippo Gaudenzi. ex Gr2, una vita al Tg1, vicedirettore di punta dell’edizione “principe” delle 20, strapronto in cuor suo a fare il direttore e poi “volato” giù dalle scale in un attimo. Cose che nella “università del crimine” (così chiamano il Tg1 riferendosi alle sanguinose faide interne) capitano. Eccome se capitano.

Torniamo a Giorgino. Basterà la nomina a fargli lasciare la conduzione? Esiste una regola (che non risulta sia stata cancellata) secondo la quale da caporedattore in su non si può condurre i notiziari. Il caporedattore (e, a maggior ragione, il vicedirettore che in Rai, amministrativamente parlando, è un caporedattore) ha una funzione direttiva incompatibile con quella di conduttore. Durante la messa in onda in regia c’è un altro vicedirettore (spesso anche il direttore). Se c’è una decisione da prendere a chi tocca? “A quello in regia” si potrebbe statuire ma la potenziale frizione è sempre in agguato. E poi gli orari: farli tornare con un vicedirettore in doppio ruolo è un incubo matematico
degno di Alan Turing. Giorgino dicono sia un ottimo organizzatore. Avrà occasione di dimostrarlo ulteriormente. E avrà anche l’occasione di lasciare il video a qualche altro conduttore in ascesa come Roberto Chinzari o Barbara Capponi tanto per fare i nomi di due bravi. Bravi, non lenti e autocompiaciuti e con le “esse” e le “o” come si deve.

A proposito di dizione. Era un vanto della Rai che i propri annunciatori (ricordate Dentone ne “I complessi”?) e giornalisti parlassero un italiano perfetto. Era un vanto. Dai primi anni 90 non si sono più fatti corsi di dizione e lettura espressiva. Ora qualcosa si sta muovendo ma il fatto grave è che, anche qui, si è persa l’etica del servizio pubblico. Se la Rai non fa i corsi, perché non provi tu – giornalista – a migliorarti? Possibile che un Ranucci si presenti sciatto e con una erre degna di Montesano che fa il gagà napoletano? La Botteri che non becca una vocale giusta che sia una? Il già citato Giorgino per il quale tutte, dico tutte, le esse sono invariabilmente aspre. E mi fermo qui per carità di patria.

La Maggioni continua a far bene. Se poi si ricordasse del calcio la domenica sera farebbe ancora meglio. Staremo a vedere.

E ora veniamo alla notizia pessima. Nel silenzio pressoché generale dei media (con qualche lodevole eccezione solo da parte del web), la Rai ha incassato una brutta sconfitta davanti al TAR da parte dell’avvocato Vincenzo Iacovino, ormai diventato l’incubo giudiziario di viale Mazzini. Perché è il legale che vince regolarmente tutte le cause intentate all’azienda, a prescindere dai grandi studi che la Rai mette in campo per contrastarlo.

Questa volta, Iacovino -assistendo una giornalista del TG1 ingiustamente scavalcata nelle promozioni da parte di colleghi “lottizzati” o fortemente “raccomandati” da potenti di varie estrazioni- è riuscito a scardinare la difesa di viale Mazzini, che aveva negato l’accesso agli atti per capire quali fossero i criteri “meritocratici” applicati dal direttore Carboni. Prima provando a sostenere che non c’era niente di scritto e poi -una volta accertato che invece c’erano eccome le schede di valutazione inviate al personale- facendo ricorso a tortuose argomentazioni che cozzavano con le norme sulla trasparenza e l’anticorruzione risalenti addirittura al 2008.

Ma chi sono i giornalisti al centro della diatriba e per i quali la Rai dovrà ora mettere a disposizione le schede con le motivazioni dei contestati scatti di carriera? Ecco i nomi, così come figurano negli atti della causa di fronte al TAR:

– a Carolina Casa affidata la mansione di Vice Caporedattore della redazione Cronaca

– a Cristina Clementi affidata la mansione di Capo Servizio della redazione Coordinamento e Impaginazione

– a Francesco Cristino affidata la mansione di Vice Caporedattore della redazione Politica

– a Perla Dipoppa affidata la mansione di Capo Servizio presso la redazione Esteri

– a Cristina Guerra affidata la mansione di Capo Servizio alla redazione Unomattina

– a Marco Valerio Lo Prete affidata la mansione di Capo Servizio alla redazione Unomattina

– a Paolo Sommaruga affidata la mansione di Vice Caporedattore alla redazione
Cultura

– Emma D’Aquino mantiene la qualifica di Capo Servizio ad personam

– Alberto Matano nominato Caporedattore ad personam

–  Sonia Wladimira Sarno nominata Vice Caporedattore ad personam

– Roberto Chinzari nominato Vice Capo Redattore ex art. 11 CNLG

– a Valentina Bisti l’affidamento della conduzione della trasmissione UNOMATTINA ESTATE, per il Tg1

– a Giampiero Scarpati l’affidamento della conduzione dell’edizione del Tg1 delle 16.30 comprensiva della Rubrica di Economia

– ad Alessandra Di Tommaso la nomina a Vice Caporedattore

– a Mariasilvia Santilli la nomina a Capo Servizio

In tutto questo bailamme, sarà interessante vedere cosa pensa di fare l’ineffabile Usigrai, il sindacato dei giornalisti che ha sempre brillato per la politica “consociativa” delle nomine con i direttori delle testate e avrebbe casomai dovuto fiancheggiare l’avvocato Iacovino. Che però, grazie a Dio, non ha bisogno del suo aiuto e -come si vede- se la cava benissimo anche da solo. E difatti ora si accinge a trascinare l’azienda davanti al giudice del lavoro per un’altra vertenza che potrebbe avere esiti devastanti: quella degli 80 “esclusi dal giusto contratto”.

Chi sono? Quei giornalisti di serie B che non sono rientrati nella sanatoria dei 240 colleghi regolarizzati dalla Rai dopo anni di sfruttamento camuffati da programmisti registi ed autori, ma che -malgrado gli impegni- non furono sottoposti ad alcuna prova di idoneità. L’azienda si limitò a giudicare sulla base delle autocertificazioni. Ed ora dovrà spiegare perché e quale fu il criterio per cui questi altri 80 dipendenti non rientrarono nella sanatoria. Sempre nell’assordante silenzio di un “sindacato giallo” come l’Usigrai…

Commenti

  1. La RAI è diventata ancor di più una voce a senso unico.
    Il Canone non va pagato per questa tv spazzatura e per niente pluralista.
    Bravo l’avvocato Iacovino, uno dei pochi con la schiena dritta

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