Ratcliffe a Mosca: il vero rischio è una guerra per errore

Ratcliffe a Mosca: il vero rischio è una guerra per errore

29 agosto 2026

La visita a Mosca del direttore della Central Intelligence Agency (CIA), John Ratcliffe, non ha nulla di ordinario. Secondo il Wall Street Journal, Ratcliffe avrebbe intimato alla Russia di non attaccare un Paese dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO). Ma per trasmettere un semplice avvertimento non serve che il capo della CIA voli personalmente in Russia. È quindi ragionevole pensare che il confronto abbia riguardato qualcosa di più delicato: come evitare che la guerra in Ucraina sfugga al controllo.

Sul campo il conflitto rimane essenzialmente una guerra di logoramento, anche se nelle ultime settimane la situazione appare moderatamente favorevole alla Russia. Le forze russe stanno avanzando lentamente verso Kramatorsk e Sloviansk, nel Donetsk, mentre circolano indicazioni secondo cui Vladimir Putin potrebbe preparare una grande offensiva autunnale.

Ma il pericolo principale non sembra essere un’invasione russa di un Paese NATO. Aprire un secondo fronte sarebbe estremamente rischioso per Mosca. Il problema è piuttosto capire dove finisca il sostegno occidentale all’Ucraina e dove inizi la partecipazione diretta alla guerra.

Ed è proprio qui che la situazione sta diventando pericolosa.

La cattura in mare aperto di navi collegate alla Russia, l’impiego di droni britannici per colpire obiettivi sul territorio russo e soprattutto la decisione del governo britannico di Andy Burnham di fornire a Kiev informazioni classificate necessarie alla produzione dei missili da crociera franco-britannici Storm Shadow stanno spostando progressivamente quella linea. Il Cremlino ha già definito il Regno Unito un partecipante alla guerra.

Un altro potenziale detonatore riguarda gli asset russi congelati in Europa. Gran parte delle risorse si trova presso Euroclear, in Belgio. Se l’Unione Europea decidesse di procedere alla loro confisca, Mosca potrebbe rispondere con una forte escalation della guerra ibrida.

I segnali non mancano. Uno degli episodi più inquietanti è avvenuto all’aeroporto di Lipsia, importante centro logistico per gli aiuti occidentali all’Ucraina: un drone militare ha colpito l’ala di un cargo ucraino parcheggiato. Trasportava 600 grammi di esplosivo Semtex, che non sono detonati soltanto per un malfunzionamento. Non sappiamo chi fosse responsabile, e l’esperienza del Nord Stream impone prudenza prima di attribuire responsabilità.

È probabilmente questo il contesto nel quale leggere la missione di Ratcliffe. Non necessariamente un ultimatum americano, ma forse un tentativo di stabilire meccanismi di contenimento tra Washington e Mosca.

Perché il rischio più serio oggi non è che qualcuno decida deliberatamente di iniziare una guerra tra Russia e NATO.

È che nessuno la voglia, ma che una successione di incidenti, provocazioni e linee rosse sempre meno definite finisca comunque per provocarla.

Per gli investitori è un rischio sufficientemente concreto da meritare una copertura.