Salvini ad un bivio, qualsiasi mossa è un passo falso

Chi ha pagato il prezzo più alto in questa pandemia, politicamente parlando, è il leader della Lega, Matteo Salvini. Privato dei suoi bagni di folla, dei selfie da consumato divo di soap turche, delle sagre di paese dove sentirsi a suo agio tra colesterolo, crocifissi branditi e canti tradizionali (di qualsiasi luogo per lui va bene, anche quelli del fu odiato Mezzogiorno, ora locomotiva d’Italia); il Matteo nazionale sta vivendo attimi di terrore.

Una vera e propria catastrofe che ormai si perpetua da più un anno. Tredici mesi in cui si è dovuto scervellare, insieme alla sua “Bestia”, per scovare i post più accattivanti da mettere su Facebook, le frasi acchiappa like da condividere, i video dei gattini più teneri da postare: tutto pur di continuare a far parlare di sé, tutto pur di urlare al mondo: “Eccomi, ci sono anche io”.

E allora, via libera con le sue famigerate “liste della spesa”, nelle quali ingloba tutto lo scibile, accorpato da una logica nonsense, che poi è la cifra della sua linea politica. Perché il sogno di Salvini è uno solo: quello di incarnare la versione italo-padana del paradosso di Schrödinger, contemporaneamente dentro e fuori il governo Draghi.

La vera tragedia è che, in questo momento, Matteo Salvini ha le mani legate e il voto della sua compagine politica, nell’economia di governo, non conta assolutamente nulla. Se in questo preciso istante decidesse di togliere la fiducia a Mario Draghi, a questi non farebbe né caldo, né freddo. Tantopiù se convincesse Silvio Berlusconi a fare lo stesso, le sue possibili manovre sarebbero un inutile spreco di tempo ed energie.

E allora Salvini cosa si è inventato? Cercare di fare ostruzionismo a Draghi pur rimanendo ben saldo nel governo dei migliori, salvo poi criticare Giorgia Meloni che, dall’opposizione, fa la stessa cosa. È vero, la fa, ma con un ruolo politico diverso.

Questo è quello che manca a Salvini: un ruolo. Un posto preciso dal quale fare ciò che gli è più congeniale, parlare alla pancia del Paese e dissetarsi alla fonte del benaltrismo. Da un lato, uscire dal governo ne sottolineerebbe l’irrilevanza politica, per una mera questione numerica, oltre al fatto che, in questo momento, “Fratelli d’Italia” sta mostrando più coerenza di quanto possa averne il Carroccio; dall’altro non poteva non sostenere il governo Draghi perché, altrimenti, non avrebbe avuto alcun peso specifico nella riorganizzazione dell’Italia post pandemica.

In entrambi i casi il suo elettorato non avrebbe capito. E mandarlo ancora di più in confusione con la raccolta firme contro il coprifuoco, su di un provvedimento del governo che lui stesso appoggia, è come mescolare in lavatrice bianchi e colorati, accendere un cero e sperare che si separino da soli.

Salvini sembra vivere in una bolla, le sue certezze solo crollate, i suoi cavalli di battaglia (come l’immigrazione) sbiaditi, e a nulla serve rabbonire il suo elettorato con la dichiarazione placebo: «Da dentro lo cancelleremo (il coprifuoco nda), questo è l’impegno che mi sono preso», per il semplice fatto che, alla lunga, perdi ascendente e l’elettorato va dove si sente più rappresentato, ovvero tra le braccia di Giorgia Meloni.

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