STEFANELLI E CARRAI, IL FILO ROSSO CHE LEGA POLITICA E AFFARI, BANCHE E SERVIZI, RENZI E SALVINI

C’è’ un filo color rosso fluo che collega Guido Stefanelli a Marco Carrai e che riguarda i loro rapporti a doppio filo con la Lega. Entrambi, infatti , si sono mossi prima nel solco di Renzi e poi – chi facendo vere e proprie società srl con quote prese e poi cedute, aperte e chiuse in pochi mesi a seguito di fughe di notizie, chi intessendo amicizie particolari prima con Cannalire, poi con Casanova e altri- alla fine si sono ritrovati nel giro leghista.
Entrambi, quindi, con amici importanti che stanno oggi al governo. Niente di male ci mancherebbe. Chi ieri si occupava di editoria oggi si occupa di energia e lo fa anche all’estero, pare in Romania; e chi ieri voleva diventare uno 007  provetto, con tanto di licenze software da vendere  e da usare (e magari una agenzia di cyber sicurezza a livello nazionale da gestire come orticello privato per amici e spionaggio contro i nemici), oggi si occupa della Fondazione Ospedale Meyer e dell’aeroporto di Firenze.
Guarda caso il ministro leghista per le infrastrutture ha finanziato l’aeroporto di Firenze (e bene), tant’è’ che nei corridoi si mormora che in vista delle europee ci possano anche essere “soccorsi elettorali”.
Salvini non si candida. Chissà però che non contribuisca in qualche modo a far prendere a Renzi quel 4 per cento tanto sperato;  o che Renzi non faccia avere a Salvini voti fuori sacco proprio attraverso la linea “dangereuse” del binomio politica e affari.
Fatto sta che anche Guido Stefanelli  ha rapporti con il mondo della cyber e conosce molti tecnici che -guarda caso- hanno lavorato anche per Carrai. Non stupisce. I bene informati hanno sempre sostenuto che Intorno al governo Renzi girava di tutto: faccendieri, aziende strategiche straniere, bancarottieri e uomini d’affari.
I collaboratori più stretti del Giglio Magico sono stati in contatto per anni perfino con l’avvocato siracusano Piero Amara, quello che una volta persa la sfida contro l’ENI, ha parlato della esistenza della cosiddetta Loggia Hungaria. Dall’indagine su Amara sono emersi anche diversi scambi di documenti tra i fedelissimi di Renzi e il colosso di telecomunicazioni cinese Huawei, per la banda larga. E fu proprio Amara a presentare ad Andrea Bacci, socio del padre di Renzi quelli di Huawei che erano interessati a fare la fibra e ad entrare in quel business.
Inoltre, sempre attraverso il siciliano Amara passavano i contatti tra Luca Lotti, oggi astro non più appartenente al firmamento renziano, e alcuni manager stranieri.
Diciamo inoltre  che non mancano nemmeno i contatti con società e uomini d’affari russi, talvolta molto vicini al Cremlino. Nel 2014 Carrai propone all’allora presidente del Consiglio di prendere contatto con Igor Sechin, oligarca di Putin e proprietario del colosso petrolifero Rosneft.
Fra il 2018 e il 2019, secondo la Guardia di Finanza, Carrai e Renzi stavano poi avviando insieme una attività  di procacciatori d’affari. E gli investigatori hanno trovato traccia di proposte commerciali da presentare ad alti dignitari di Paesi esteri, come il Qatar, ma anche di investimenti in grandi aziende  italiane, come Autostrade per l’Italia o Pirelli. Oppure come la società israeliana di cyber sicurezza Cyesec, molto vicina agli apparati di sicurezza di Tel Aviv; o il colosso del gas russo Novatek, di proprietà del paperone russo Leonid Mikhelson:
“Accordo commerciale opportuno per ottimizzare la logistica – si legge in un memo tra Carrai e Renzi-propedeutico a un viaggio in Qatar”.
La stessa strategia del baratto che attuava Guido STEFANELLI ai tempi del perfezionamento dell’acquisto della Unità.

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