
Tutti europeisti, purché paghi qualcun altro
In Europa esiste una distanza sempre più evidente tra le preferenze dichiarate e quelle reali. Nei discorsi ufficiali tutti celebrano l’integrazione europea, il mercato unico, l’autonomia strategica e la necessità di trasformare l’Unione Europea in una vera potenza geopolitica. Poi arrivano i conti. E improvvisamente l’entusiasmo scompare.
Germania, Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia, i cosiddetti “Frugal Six”, hanno presentato una proposta per ridurre di diverse centinaia di miliardi il bilancio europeo 2028-2034, che la Commissione vorrebbe portare a circa 2.000 miliardi di euro.
Il problema è che gli stessi Paesi chiedono contemporaneamente all’Europa di spendere di più per la difesa, il controllo dell’immigrazione, la competitività e la sovranità strategica. Come se non bastasse, vorrebbero anche ottenere uno sconto sui propri contributi al bilancio comunitario, sul modello del celebre “rebate” conquistato da Margaret Thatcher per il Regno Unito.
La matematica, semplicemente, non funziona.
Circa due terzi dell’attuale bilancio europeo finiscono nell’agricoltura e nei fondi di coesione. Se si vuole ridurre la dimensione complessiva del bilancio e contemporaneamente aumentare le risorse destinate a difesa, sicurezza e politica industriale, qualcuno dovrà inevitabilmente perdere trasferimenti.
Ed è qui che la matematica diventa politica.
La maggioranza degli Stati membri è beneficiaria netta dei fondi europei e difficilmente accetterà le richieste dei Frugal Six. Ogni Paese dispone inoltre del diritto di veto. Allo stesso tempo, i sei Paesi del Nord difficilmente accetteranno la proposta della Commissione, perché nei loro bilanci nazionali non hanno previsto risorse sufficienti per finanziarla.
Bruxelles vorrebbe chiudere l’accordo entro la fine dell’anno, con un anno di anticipo sulla scadenza effettiva. Dietro questa accelerazione c’è anche il tentativo di rendere il bilancio “a prova di Le Pen”, con le elezioni presidenziali francesi del 2027 all’orizzonte.
Ma pensare di blindare finanziariamente l’Unione Europea contro un eventuale presidente francese ostile alle attuali politiche comunitarie è un’illusione. Francia e Germania hanno un peso politico ed economico troppo grande perché Bruxelles possa semplicemente neutralizzarne le scelte attraverso un accordo preventivo sul bilancio.
Si prepara quindi quella che potrebbe diventare la trattativa sul bilancio europeo più difficile di sempre.
L’Europa vuole più difesa, più sicurezza, più politica industriale e più autonomia strategica.
Ma nessuno vuole pagare il conto.
LA SASSATA

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