L’Ugl è l’isola che non c’è, lo scrive un nostro lettore

L’Ugl è l’isola che non c’è, lo scrive un nostro lettore

21 gennaio 2018

Come ho già scritto, ricevo decine di messaggi e lettere da parte di affezionati lettori dei miei articoli, specialmente quelli che riguardano l’Ugl e da poco tempo anche l’Enas.

Oggi voglio rendere pubblico il messaggio che mi è giunto da parte di chi ritiene di firmarsi “Uno dei tanti sindacalisti di base che non contano nulla in Ugl”. A margine di questa lettera qualche mia considerazione e una breve risposta.

Dottor Visconti,

leggo sempre con interesse i Suoi articoli che ci raccontavano la novelas dell’Ugl prima e raccontano gli avvenimenti dell’Enas oggi. Debbo dirle che più di una volta mi sono chiesto perché un giornalista che scrive bene come Lei si diverte a perdere tempo con una delle situazioni più scandalose della storia del sindacato italiano.

Perché invece di limitarsi a scrivere quegli articoli interessantissimi sulla legge Fornero e su tutte le porcate che hanno ridotto i lavoratori italiani in uno stato di semi-povertà anzi quando il semi, in molti casi, sparisce e rimane solo la povertà, Lei perde il Suo tempo con un organizzazione ormai ridotta a rappresentare solo pochissimi lavoratori e, però, a mantenere un numero di dirigenti che rappresentano solo se stessi e che magari godono anche di un ottimo rimborso spese? Mi sono chiesto perché tanta attenzione verso quell’organizzazione che, impropriamente, viene definita ancora sindacato?

Sono domande che rivolgo a Lei dottor Visconti che so essere stato anche un dirigente di quel sindacato quando ancora si chiamava Cisnal ma che con la Cisnal non ha più niente a che vedere.

Ho seguito, e vissuto in prima persona, tutte le vicende dell’Ugl dalla Polverini fino ad oggi (anzi fin dai tempi di Nobilia) e Le posso dire che quello che Lei scrive, rispetto a quello che realmente è avvenuto ed avviene attualmente, è solo la punta di un gigantesco iceberg ancora tutto sommerso e che quando emergerà totalmente mostrerà il vero volto di quell’organizzazione che ancora si tiene in piedi grazie agli escamotage pubblicitari di ieri legati alla presenza di Renata Polverini che, per quanto egocentrica e autoritaria, era riuscita però a portare alla ribalta un’organizzazione mediocre facendo credere che, invece, era di prima qualità.

La Sua campagna di stampa, se lo lasci dire, è destinata a fare un buco nell’acqua come un niente di fatto ha prodotto l’inchiesta giudiziaria (ancora aperta dopo 4 anni) legata alla segreteria di Giovanni Centrella, alle spese fatte con le carte di credito di Renata Polverini e Stefano Cetica, alle tanto discusse (dalla magistratura) elezioni e rielezioni di Capone alla segreteria generale ed in ultimo a questa scandalosa situazione in cui versano i dipendenti dell’Enas.

Oggi Lei parla, mi consenta di dirlo, di una confederazione che non esiste più se non nei sogni di Matteo Salvini che, inglobando l’Ugl, ha solo voluto fare un dispetto alla Meloni e marcare il territorio come fanno i cani quando pisciano ai bordi di un terreno.

Oggi anche quella che era “l’opposizione interna” rappresentata dagli uomini di quel gruppo denominato ripartire dal territorio è stata rimessa in riga da Capone e da Durigon il quale in questo momento è più preoccupato di essere messo da Salvini in un collegio sicuro che lo proietti in Parlamento più che ad operare per difendere i lavoratori.

Insomma in via delle botteghe oscure ci sono solo degli zombi che stanno godendo di quel poco che è rimasto di ciò che era un grande, anche se non in termini numerici, sindacato fino a pochi anni fa. Le posso garantire che i sindacalisti che si lamentano sotto voce, per paura di farsi sentire dai capi, sono tantissimi e soprattutto lamentano la scarsa partecipazione del territorio alle scelte dell’attuale segreteria generale (cosa che faccio anche io, per ovvii motivi, nascondendo il mio nome).

Anche i dipendenti dell’Enas non fanno eccezione a questo brontolio generale in quanto sanno benissimo che stanno rischiando grosso ma pensano tutti che toccherà al proprio vicino di scrivania e non a loro pagare il prezzo della cattiva gestione di un patronato che è stato ridotto al fallimento.

Lei, invece dottor Visconti, insiste a parlare di come e cosa bisognerebbe fare per ridare voce alla base, di come il sindacato debba riprendere la strada della vecchia Cisnal (che non esiste più), di come si fanno i congressi (sostituiti da assemblee dei vecchi eletti) insomma lei, come Peter Pan, vorrebbe “l’isola che non c’è” e che, se mai c’è stata, non potrà più rivivere.

Bene hanno fatto coloro che si sono staccati e hanno dato vita ad una nuova confederazione che poi è anche molto più rappresentativa dell’Ugl, bene hanno fatto coloro che se ne sono andati per altri lidi sindacali (preferendo la Uil) e meglio hanno fatto quei tantissimi che hanno restituito le deleghe e che i dieci euro al mese li spendono in famiglia.

Lei è rimasto l’ultimo giapponese a combattere una guerra ormai definitivamente persa e chi l’ha persa ha un preciso nome, si chiama lavoratore associato.

Mi scusi questo sfogo, dottor Visconti, e voglia prendere queste mie troppe righe come un ringraziamento, si come un dovuto ringraziamento per quello che Lei sta ostinatamente facendo fregandosene di tutto e di tutti dimostrando di essere un giornalista libero e, me lo consenta, un vero Sindacalista anche se, glieLo ripeto, Lei è un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento. Comunque me lo faccia ridire: ma chi glielo fa fare. Con stima.

Uno dei tanti sindacalisti di base che non contano nulla in Ugl.

***
Caro lettore, che si definisce uno che “non conta nulla”, innanzitutto grazie per la lettera che ha voluto farmi recapitare e per l’apprezzamento del mio lavoro ma mi permetta di iniziare dal fondo dicendole che lei, come i “tanti sindacalisti di base che non contano nulla in Ugl”, stante quello che afferma, dovrebbe cominciare a scrivere ai dirigenti della confederazione e a far valere le proprie ragioni nelle sedi opportune che sono quelle istituzionali dell’Ugl prima che alla redazione di un giornale.

Capisco che è difficile ma è troppo facile lamentarsi solo e non agire anche perché chi non si ribella alle ingiustizie ne diventa complice e quindi come diceva Bertolt Brecht, “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere”.

Detto questo le voglio dire solo un paio di cose relative alla domanda finale che lei mi rivolge: chi glielo fa fare? Allora, caro amico, sappia che io mi sono trovato a scrivere di questa triste vicenda quasi per caso e quando il mio direttore ha verificato, dalle tantissime visualizzazioni che c’erano, che l’argomento interessava mi ha spronato (per non dire obbligato) a seguire più da vicino le vicende Ugl/Enas.

Il mio è solo un lavoro di “cronaca” in quanto racconto ciò che avviene e se non disturba commento i fatti (i giornalisti esistono per questo). So benissimo che l’utopia dell’isola che non c’è calza benissimo all’Ugl e so anche, sperando di sbagliare, che ormai in quell’organizzazione un “futuro migliore” può garantirlo solo un miracolo. Lei argomenta fatti che sono sotto gli occhi di tutti, dal crollo della rappresentatività, a quelli che lei definisce “zombi” (absit iniuria verbis), dalla punta di un’iceberg ancora nascosto alla quasi “nostalgia” per i tempi della segreteria Polverini.

Ebbene le voglio dire che, raccontando queste tristi vicende, non mi sento “l’ultimo giapponese” in quanto a me non torna nulla indietro se l’Ugl, per puro miracolo, dovesse diventare il primo sindacato italiano e allo stesso modo non ci guadagno nulla se sparisse, cosa molto più probabile, dalla scena sociale italiana.

A me da cronista e, lo ammetto, anche da ex dirigente della Cisnal, interessa, come anche lei scrive, che gli associati vengano rispettati e che soprattutto vengano rispettate quelle regole che anche il Tribunale di Roma ha più volte scritto essere state ignorate. Il cronista racconta fatti avvenuti e sfido tutti coloro che mi accusano di essere “anti Ugl” a dimostrare, con le dovute e provate eccezioni, che io i fatti gli anticipo. Al “chi me lo fa fare” penso quindi di aver risposto.

Non ho interessi personali per quell’ambiente, le mie soddisfazioni politiche e sindacali e professionali sono appagate da decenni e oggi, con i miei articoli, cerco di far sentire meno soli quelli che lei definisce i “tanti sindacalisti di base che non contano nulla in Ugl” e che, come traspare dal suo scritto, non si sentono liberi.

Io posso permettermi il lusso della libertà così come spero che anche lei, e i “tanti altri” in cui si identifica, possano, quanto prima, riappropriarsi di un bene primario per l’essere umano: la libertà di pensiero.. e anche di firma.