
Alessandra Ricci, ovvero la porta girevole SACE che fa rumore
C’è un nuovo ingresso che fa molto parlare nei corridoi del governo e del mercato. L’ex CEO di SACE, Alessandra Ricci, approda nel family office del patron di Maire, Fabrizio Di Amato, ovvero Maire Investments. Tutto regolare, per carità. Però rumoroso. Molto rumoroso.
Rumoroso perché negli ultimi tre anni SACE – con Ricci CEO – ha accompagnato il gruppo Maire con un sostegno che nel mercato viene quantificato intorno ai tre miliardi di euro tra garanzie e operazioni strutturate. Operazioni note. Pubbliche. Ma la tempistica, si sa, è una cattiva consigliera.
A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E infatti, tra addetti ai lavori, l’idea che circola è una sola: più che un nuovo capitolo professionale, a molti sembra l’incasso di una vecchia cambiale. Metaforica, ovviamente. Ma non troppo.
Il contesto non aiuta. Perché Alessandra Ricci è la stessa che, durante il suo mandato a SACE, è riuscita nell’impresa non banale di portare la società al primo sciopero sindacale della sua storia. Settanta anni senza serrate, poi improvvisamente piazza in fermento, sindacati sul piede di guerra e un clima interno raccontato da più ricostruzioni giornalistiche come teso, divisivo e fortemente personalizzato.
Un mandato segnato più dalla comunicazione che dal consenso interno, dicono i bene informati.
E che si è chiuso in modo fragoroso: pollice verso di MEF e Palazzo Chigi e uscita della CEO accompagnata non solo dal silenzio istituzionale, ma persino dal sollievo bipartisan delle sigle sindacali, che per una volta hanno cantato all’unisono “Grazie Giorgia”.
Un caso più unico che raro.
Oggi Alessandra Ricci rientra. Ma da un’altra porta. Privata. Molto privata. E quella porta affaccia esattamente su chi, in questi anni, ha beneficiato più di tutti del sistema pubblico di garanzie e dei servizi SACE.
Sarà solo un caso. Una coincidenza. Un allineamento astrale. Ma nel mercato, che ha memoria lunga e cinismo corto, lo stupore resta.
E quando lo stupore è condiviso, di solito, non è mai solo stupore.
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