Arcuri, il supermanager che nasconde i fornitori e sogna Cdp

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“Sono abbastanza cretino da non meritare di meglio e abbastanza intelligente da non perdere quello che ho meritato”. Domenico Arcuri, di fronte al suo agiografo preferito Francesco Merlo, che lo intervista in ginocchio per il “Venerdì”, cerca di schermirsi.

Peccato che poi, quando parla con gli amici più fidati, faccia capire con mezze frasi e toni ammiccanti, di aver ricevuto dallo stato maggiore del Pd la promessa di prendere presto il posto di Fabrizio Palermo, al vertice di Cassa depositi e prestiti. E difatti, qualsiasi decisione presa dall’AD di via Goito viene subito  bollata come errore marchiano.

Fosse per lui, insomma, il “braccio di ferro” con TIM sulla rete unica o quello con Atlantia per Autostrade, avrebbero avuto risultati ben più vantaggiosi per il Governo. Certo, come no. Tipo quelli degli acquisti dei famosi banchi monoposto per l’emergenza scolastica per il Covid 19. Di cui tiene rigorosamente segreti i nomi dei fornitori, per evitare -ha spiegato- speculazioni e inutili polemiche.

Proprio in quest’ottica, si è però già saputo -ma solo grazie ad un’interrogazione della Lega- che una dei “beneficiati” di queste forniture, una bazzecola da 45 milioni di euro per 180 mila pezzi, è una società con un capitale di 4000 euro che ne fattura 400 mila l’anno. E allora tutto diventa più chiaro: poteva una “volpe” come il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, protagonista di una truffa da 13 milioni alla Regione Lazio per l’acquisto di mascherine da un altro fornitore “privilegiato”, farsi sfuggire un candidato di questo calibro per Cassa depositi e prestiti?

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