
BENVENUTI NEL MONDO CHE ESISTE DAVVERO
Per trent’anni le élite europee hanno governato pronunciando tre formule magiche: responsabilità, vincoli europei e fiducia dei mercati. Non serviva risolvere i problemi. Bastava spiegare agli elettori che qualsiasi alternativa avrebbe fatto innervosire i mercati.
La festa è finita.
In Sassonia-Anhalt Alternative für Deutschland (AfD), il partito della destra radicale, ha conquistato il 44% dei voti, più del doppio rispetto alle precedenti elezioni. I socialdemocratici della SPD sono precipitati al 9%, i cristiano-democratici della CDU al 17%. Il cosiddetto «centro responsabile» non è più responsabile di nulla, tranne che della propria scomparsa.
Ora AfD potrebbe persino governare con il partito populista di sinistra Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW). Altro che estremi incompatibili. Le due forze convergono su immigrazione, espulsioni, opposizione al coinvolgimento tedesco nella guerra in Ucraina, riavvicinamento alla Russia e ritorno al gas russo.
Non è un impazzimento collettivo. È il conto politico della deindustrializzazione. Volkswagen annuncia altri 50.000 licenziamenti, l’energia resta cara, le fabbriche chiudono e Berlino continua a spiegare che il vero problema è l’estremismo. Come se bastasse mettere AfD fuori dall’arco costituzionale per riaccendere gli altiforni.
In Francia la scelta potrebbe essere tra Jean-Luc Mélenchon, che vuole cancellare il debito pubblico detenuto dalla Banca centrale europea, creare un polo bancario statale e avvicinarsi a Russia e Cina, e Marine Le Pen, che promette 125 miliardi di tagli, pensione a 62 anni, meno Europa e la riapertura del dialogo con Mosca.
In Italia Giorgia Meloni si prepara alle elezioni del 2027 con un concorrente filorusso alla propria destra. In Spagna il Partito popolare, Vox e Se Acabó La Fiesta raccolgono insieme quasi il 60% dei consensi. Germania, Francia, Italia e Spagna rappresentano il 60% del prodotto interno lordo dell’Eurozona. Non esattamente quattro province trascurabili.
Certo, sopra tutto questo rimane la grande macchina tecnocratica europea. Bruxelles produce regolamenti, mentre la BCE può acquistare titoli pubblici per contenere gli spread. Ma una banca centrale può reprimere i rendimenti, non ricostruire il consenso. Può comprare debito, non riaprire le fabbriche. Può rinviare una crisi finanziaria, non fermare una rivolta elettorale.
Il populismo non è un’anomalia del sistema. È il prodotto del sistema. Un populista può essere isolato. Due diventano un problema. Quattro riscrivono le regole.
I mercati, come sempre, se ne accorgeranno quando il problema gli esploderà in faccia. Benvenuti nel mondo che esiste davvero.


