
Cernobbio, la fabbrica dei falsi salvatori della Patria
Gli organizzatori del Forum di Cernobbio hanno fatto a Roberto Vannacci il più grande regalo possibile: trasformarlo da agitatore politico in interlocutore della classe dirigente.
Monti è probabilmente l’uomo politico più odiato e acido d’Italia, il volto di un governo mai passato dalle urne che ha lasciato nella memoria degli italiani tasse, austerità, pensioni massacrate e un mercato immobiliare devastato. Contrapporgli Vannacci significava scrivere in anticipo il risultato del confronto: Monti poteva raccogliere tutti gli applausi della sala, ma fuori da Villa d’Este il vincitore sarebbe stato inevitabilmente il generale.
Cernobbio non ha isolato Vannacci, lo ha nobilitato. Il professore, con la solita simpatia della carta vetrata e l’immancabile allarme fascismo, ha finito per far apparire il generale persino umano e vicino agli italiani. Da qui nasce anche il sospetto che tutta questa sovraesposizione serva a gonfiare Futuro Nazionale per sottrarre voti a Giorgia Meloni.
Il terreno, del resto, era perfetto. La platea di Cernobbio è popolata da imprenditori che attendono ciclicamente un nuovo messia incaricato di risolvere problemi che spesso non hanno il coraggio di affrontare. Intorno, il solito ecosistema di finanzieri, giornalisti e consulenti parassiti che si autoproclama classe dirigente mentre il Paese industriale viene divorato da tasse, energia cara e burocrazia.
Perfino la prestigiosissima (?) Bloomberg ha partecipato all’operazione di consacrazione, intervistando Vannacci e offrendogli il palcoscenico internazionale sul quale lamentarsi di non essere stato ancora contattato da Meloni. Ormai basta provocare, alzare la voce e minacciare qualche punto percentuale perché salotti e grandi agenzie si mettano in fila.
Hanno fatto bene Guido Crosetto e Carlo Calenda a non andarci. Cernobbio è diventata la plastica rappresentazione di un Paese la cui classe dirigente ha perso completamente la bussola: incapace di produrre idee, fabbrica personaggi; incapace di governare i problemi, organizza spettacoli.
La verità brutale è che, fuori da Giorgia Meloni, il Paese è politicamente finito e tornerebbe rapidamente a essere governato dall’esterno. Basta ascoltare Elly Schlein: mentre l’industria soffoca sotto il costo dell’energia, la segretaria del Partito democratico rilancia ancora più investimenti nella transizione verde. La cura che ha aggravato la malattia viene prescritta in dosi maggiori.
Se tornassero le sinistre, ci attenderebbero degrado industriale, nuove tasse e altra follia ideologica.


