
Caltagirone vs Salini, ovvero il cemento armato del rancore
L’articolo pubblicato dal Messaggero sui presunti privilegi concessi a Webuild merita attenzione. Ventidue miliardi di euro di riserve su 30 miliardi di lavori, anticipazioni ottenute prima del pronunciamento dei Collegi consultivi tecnici, l’85 per cento delle opere ferroviarie nelle mani dello stesso gruppo e una lettera al governo che somiglia molto a un ultimatum: o arrivano i soldi oppure cantieri fermi e lavoratori in cassa integrazione.
Il quadro è inquietante. Ma per comprenderlo davvero bisogna conoscere anche chi lo dipinge.
Il Messaggero appartiene a Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore romano, finanziere e storico concorrente di Webuild. Non esattamente un osservatore neutrale delle vicende che riguardano Pietro Salini. Dietro l’inchiesta sul “Decreto Webuild” si intravede così una guerra personale e industriale che non nasce oggi e che ha nella Metro C di Roma una delle sue origini.
Nel gennaio scorso il quotidiano di Caltagirone aveva già dedicato a Salini un editoriale di prima pagina. Un attacco violentissimo, nel quale l’amministratore delegato di Webuild veniva definito addirittura “ometto”. Gli si rimproverava di non accorgersi che “il posto è occupato da chi opera da molto tempo prima” e di costruire sui giornali la propria gloria, espandendo incessantemente il proprio io.
Un linguaggio troppo personale per essere liquidato come semplice critica industriale. Il rancore di Caltagirone era esploso dopo l’ennesima celebrazione mediatica di Salini, presentato come il grande artefice delle opere romane e, in particolare, dei progressi della Metro C. Peccato che in quell’opera fosse coinvolta anche Vianini Lavori, società del gruppo Caltagirone. Salini, con la consueta mitomania comunicativa, si era preso la scena. Caltagirone, che considera Roma il proprio territorio naturale, non glielo ha perdonato.
Ecco perché il pezzo di ieri deve essere letto su due livelli. Il primo riguarda una questione reale: è accettabile che un’impresa che controlla gran parte dei cantieri ferroviari possa utilizzare questa posizione per ottenere anticipazioni, deroghe e trattamenti che non valgono per tutto il settore? È normale che lo Stato rischi di diventare ostaggio di un appaltatore troppo grande per essere lasciato senza liquidità?
Il secondo livello è la resa dei conti tra due protagonisti del capitalismo italiano, entrambi convinti di essere indispensabili. Salini utilizza il peso dei cantieri per negoziare direttamente con il governo. Caltagirone utilizza il peso del Messaggero per ricordargli che nessun monopolio economico garantisce il monopolio della narrazione.
L’inchiesta può dunque contenere fatti rilevanti e porre domande sacrosante. Ma è difficile ignorare il conflitto d’interessi editoriale. Quello che viene presentato come un dossier sul Pnrr è anche un regolamento di conti iniziato molto prima dei problemi di cassa di Webuild.
In Italia perfino le guerre tra costruttori vengono combattute con denaro pubblico, grandi opere e prime pagine. Il cemento è armato. Il rancore ancora di più.


