
Materie prime critiche: l’Europa gioca alla strategia. L’Italia si piega.
La corsa alle materie prime critiche è iniziata. Peccato che l’Europa si sia presentata ai blocchi di partenza con regolamenti, obiettivi e progetti “strategici”, ma senza i soldi e soprattutto senza una vera strategia industriale.
I numeri riportati sono impietosi. Diciotto mesi fa Bruxelles aveva selezionato 47 progetti strategici nell’Unione europea, ai quali se ne sono aggiunti altri 13 fuori dall’UE. Oggi 23 sono già in pericolo immediato. Uno è addirittura morto: Viridian Lithium, che avrebbe dovuto soddisfare il 10% della domanda europea di litio, è fallita a marzo.
Il confronto con Washington è imbarazzante. L’UE sostiene di aver mobilitato 1,7 miliardi di euro da dicembre. L’amministrazione Trump parla di 160 accordi sulle materie prime per oltre 40 miliardi di dollari.
Ma il problema non sono soltanto i soldi. È il solito mostro burocratico europeo. Secondo la Corte dei conti europea, i finanziamenti sono frammentati tra diverse direzioni della Commissione, le informazioni sono disperse e manca persino un adeguato monitoraggio dei risultati.
Ancora più grave è la confusione sulle priorità. Il Critical Raw Materials Act punta entro il 2030 al 10% di estrazione, 40% di trasformazione e 25% di riciclo. Ma sono obiettivi aggregati. Così il rame rappresenta il 18% dei progetti strategici nonostante l’Europa superi già le soglie previste per estrazione e raffinazione. Per le terre rare, dove la dipendenza dalla Cina è quasi totale, ci sono invece appena cinque progetti, tre dedicati al riciclo.
E poi c’è il vero scandalo: l’esplorazione. Secondo la Banca europea per gli investimenti, l’Europa investe da sei a sette volte meno dei concorrenti. Servirebbero 2 miliardi l’anno per cinque anni.
La Cina controlla le filiere. Gli Stati Uniti mettono decine di miliardi sul tavolo. L’Europa mette un timbro con scritto “strategico”.
Poi ci stupiamo se Pechino controlla il rubinetto.
Al MIMIT però hanno già deciso: seguire la UE senza se e senza ma. Concentrarsi solo sulle attività di riciclo finalizzate a soddisfare i bisogni delle case automobilistiche di Francia e Germania. La gestione del dossier strategico delle materie prime non poteva finire in mani peggiori.


