
Il Canada cerca un’Europa che non esiste
Mark Carney, primo ministro canadese, vuole rilanciare i rapporti con l’Unione europea. Il problema è che non ha ancora spiegato cosa significhi concretamente. Parla di alleanza, cooperazione strategica e rapporto privilegiato. Belle parole, ma l’Unione europea non è un circolo al quale ciascuno può associarsi scegliendo dal menù soltanto ciò che gli conviene.
Lo hanno già scoperto i governi britannici dopo la Brexit. Bruxelles riconosce poche forme di relazione con i Paesi esterni: il modello norvegese, quello svizzero, gli accordi commerciali e poco altro. Lo status di “membro associato” immaginato per il Canada semplicemente non esiste. L’adesione piena, inoltre, è riservata agli Stati europei. La Russia potrebbe teoricamente candidarsi, il Canada no.
Ottawa dispone già dell’Accordo economico e commerciale globale, il CETA, concluso nel 2014 e applicato provvisoriamente dal 2016. Dieci anni dopo, però, non è stato ancora ratificato formalmente da tutti gli Stati membri. Questo dovrebbe suggerire prudenza a chi immagina un “CETA rafforzato”: se l’Europa non riesce ad approvare l’accordo esistente, perché dovrebbe accettarne all’unanimità uno ancora più ambizioso? E perché l’Italia dovrebbe consentire al Canada di scavalcare Albania e Balcani occidentali?
Carney vorrebbe inviare un rappresentante speciale per discutere di intelligenza artificiale, energia e difesa. Ma l’Europa non è certo il centro mondiale dell’intelligenza artificiale, mentre la NATO già unisce Canada ed Europa sul piano militare.
Ottawa e Bruxelles condividono soprattutto un problema: entrambe accumulano grandi avanzi commerciali verso gli Stati Uniti e continuano a dipendere dal mercato americano. Neppure l’adesione all’Unione europea ridurrebbe automaticamente la dipendenza canadese dalle importazioni statunitensi.
Si possono certamente facilitare gli scambi, la ricerca e la circolazione delle persone. Sarebbe utile, ma non costituirebbe un’alleanza strategica. Quando i politici anglosassoni parlano di “rilancio” con l’Europa, spesso rivelano soltanto nostalgia per una globalizzazione che sta scomparendo. Prima di fantasticare su nuovi rapporti privilegiati, sarebbe già rivoluzionario ratificare quello vecchio.
LA SASSATA

Dopo 44 anni, Cincinnato Casini rinuncia al Parlamento per puntare al Quirinale

ENI: dopo un lungo “braccio di ferro”, la sempre avida Di Foggia comincia a portare a casa i primi “benefit”
