Il Canada cerca un’Europa che non esiste

Il Canada cerca un’Europa che non esiste

15 settembre 2026

Mark Carney, primo ministro canadese, vuole rilanciare i rapporti con l’Unione europea. Il problema è che non ha ancora spiegato cosa significhi concretamente. Parla di alleanza, cooperazione strategica e rapporto privilegiato. Belle parole, ma l’Unione europea non è un circolo al quale ciascuno può associarsi scegliendo dal menù soltanto ciò che gli conviene.

Lo hanno già scoperto i governi britannici dopo la Brexit. Bruxelles riconosce poche forme di relazione con i Paesi esterni: il modello norvegese, quello svizzero, gli accordi commerciali e poco altro. Lo status di “membro associato” immaginato per il Canada semplicemente non esiste. L’adesione piena, inoltre, è riservata agli Stati europei. La Russia potrebbe teoricamente candidarsi, il Canada no.

Ottawa dispone già dell’Accordo economico e commerciale globale, il CETA, concluso nel 2014 e applicato provvisoriamente dal 2016. Dieci anni dopo, però, non è stato ancora ratificato formalmente da tutti gli Stati membri. Questo dovrebbe suggerire prudenza a chi immagina un “CETA rafforzato”: se l’Europa non riesce ad approvare l’accordo esistente, perché dovrebbe accettarne all’unanimità uno ancora più ambizioso? E perché l’Italia dovrebbe consentire al Canada di scavalcare Albania e Balcani occidentali?

Carney vorrebbe inviare un rappresentante speciale per discutere di intelligenza artificiale, energia e difesa. Ma l’Europa non è certo il centro mondiale dell’intelligenza artificiale, mentre la NATO già unisce Canada ed Europa sul piano militare.

Ottawa e Bruxelles condividono soprattutto un problema: entrambe accumulano grandi avanzi commerciali verso gli Stati Uniti e continuano a dipendere dal mercato americano. Neppure l’adesione all’Unione europea ridurrebbe automaticamente la dipendenza canadese dalle importazioni statunitensi.

Si possono certamente facilitare gli scambi, la ricerca e la circolazione delle persone. Sarebbe utile, ma non costituirebbe un’alleanza strategica. Quando i politici anglosassoni parlano di “rilancio” con l’Europa, spesso rivelano soltanto nostalgia per una globalizzazione che sta scomparendo. Prima di fantasticare su nuovi rapporti privilegiati, sarebbe già rivoluzionario ratificare quello vecchio.