Elezioni svedesi: Stoccolma chiama Europa

Elezioni svedesi: Stoccolma chiama Europa

14 settembre 2026

La Svezia sembrava una delle ultime eccezioni alla grande trasformazione politica europea. Non lo è più. Le elezioni consegnano un Paese spaccato praticamente a metà: con il 94% dei voti scrutinati, il blocco di centrosinistra è avanti per appena 176 seggi contro 173. Altro che trionfo progressista.

Magdalena Andersson e i Socialdemocratici potrebbero ancora guidare il prossimo governo, confermando quella particolare eccezione nordica che mantiene al potere partiti di centrosinistra in Svezia, Norvegia e Danimarca. Ma guardare soltanto al colore del prossimo esecutivo significa perdere completamente il messaggio delle urne.

I Socialdemocratici sono infatti fermi al 28,1%. Se il dato sarà confermato, sarà il peggior risultato dalla conquista del suffragio universale e appena la seconda volta nella loro storia sotto il 30%. Il motivo è quello che ormai attraversa tutta Europa: gli operai e i lavoratori meno qualificati si spostano verso la destra populista, mentre giovani professionisti urbani e classi istruite migrano verso Verdi e sinistra radicale.

La grande macchina socialdemocratica svedese sopravvive grazie a fondamenta che altrove sono praticamente scomparse: il 65-70% dei lavoratori è ancora iscritto a un sindacato e la copertura della contrattazione collettiva è quasi universale. Eppure persino questa poderosa infrastruttura sociale non riesce più a fermare l’erosione.

C’è poi una seconda lezione, forse ancora più importante per Bruxelles. Collaborare con la destra radicale non significa necessariamente essere puniti dagli elettori. I Liberali, che hanno governato all’interno di un blocco sostenuto dagli Sweden Democrats, non sono crollati: hanno superato comodamente la soglia del 4% e potrebbero addirittura guadagnare seggi.

E gli Sweden Democrats? Probabilmente arretreranno, ma ormai sono stabilmente una delle maggiori forze politiche del Paese. Soprattutto hanno già vinto la battaglia culturale sull’immigrazione, costringendo i Moderati a spostarsi verso destra.

È questo il dato che conta. La destra populista non deve necessariamente conquistare Palazzo Chigi, Downing Street o Rosenbad per vincere. Le basta costringere gli altri partiti a parlare la sua lingua.

Stoccolma chiama Europa. E il messaggio è sempre lo stesso: il vecchio centro politico può ancora governare. Ma è sempre meno lui a decidere l’agenda.

Posso anche renderla più aggressiva e più centrata sulla crisi strutturale della socialdemocrazia europea.