
Se tutti sono nazisti, nessuno lo è più
La sinistra europea ha trovato il sistema più economico per non discutere: chiamare nazista l’avversario. Esattamente come accade in Italia col fascismo.
Vuoi controllare le frontiere? Nazista. Vuoi espellere un clandestino condannato? Nazista. Contesti l’islamizzazione o la propaganda identitaria nelle scuole? Nazista. L’etichetta prende il posto dell’argomento e consente di evitare qualsiasi confronto con problemi che milioni di elettori vedono ogni giorno.
Il nazismo, però, non è un aggettivo da comizio. È una categoria storica precisa: totalitarismo, razzismo biologico, antisemitismo, violenza politica e soppressione delle libertà. Chi propone di espellere cittadini europei sulla base dell’origine etnica va combattuto. Ma chi chiede di rimpatriare clandestini e stranieri condannati non può essere trasformato automaticamente in Adolf Hitler. Confondere deliberatamente le due cose non protegge la democrazia: banalizza il nazismo.
Naturalmente, sostenere Israele non costituisce un certificato automatico di rispettabilità. Un antisemita non diventa democratico soltanto perché si fa fotografare a Gerusalemme. Ma vale anche il contrario: chi sfila accanto alle bandiere di Hamas e Hezbollah, giustifica il 7 ottobre o considera ogni ebreo corresponsabile delle decisioni del governo israeliano non può proclamarsi antifascista per diritto ereditario.
In Germania, nel 2025, il 48,3 per cento dei reati antisemiti registrati presentava un collegamento con Israele o con il conflitto mediorientale, secondo i dati comunicati dal governo al Bundestag. Questo non attribuisce automaticamente quei reati alla sinistra o all’islamismo. Dimostra però che l’antisemitismo contemporaneo non può più essere comodamente rinchiuso nel recinto dell’estrema destra.
Anche l’AFD deve essere giudicata per fatti, programmi e dichiarazioni. Le sue posizioni più radicali possono e devono essere contestate. Ma dichiarare neonazista un intero partito, e con esso milioni di elettori, è propaganda, non analisi. E pensare di scioglierlo senza dimostrare davanti a un tribunale l’esistenza di un concreto progetto eversivo significa usare la Costituzione come un randello contro il voto.
Il paradosso è ormai evidente. È nazista chi difende i confini, mentre sarebbe progressista chi tollera le bandiere delle organizzazioni che vogliono cancellare Israele.
Il vero scandalo non è che la destra sia immune dall’estremismo. È che una certa sinistra continui a considerarsi immune dall’antisemitismo e proprietaria esclusiva della democrazia.
Se tutti gli avversari diventano nazisti, la parola perde significato. E la sinistra confessa di non avere più argomenti.


