
L’intelligenza artificiale finirà per essere nazionalizzata?
Sam Altman ha annunciato che OpenAI non si quoterà in Borsa quest’anno. La motivazione ufficiale sono i problemi di sicurezza: «Con tutto quello che sta accadendo, questo sarebbe un momento sconsigliabile per quotarsi». Quando gli è stato fatto notare che eventuali pause nello sviluppo costerebbero parecchio agli investitori, la risposta è stata chiara: vi avevamo avvertito che questo momento sarebbe potuto arrivare; cercheremo comunque di farvi guadagnare in futuro.
La traduzione più cinica è semplice: i soldi stanno finendo e gli investimenti nei centri elaborazione dati rischiano una frenata. Ma potrebbe esserci qualcosa di più profondo.
Fino a ieri Stati Uniti e Cina sostenevano di dover fare qualunque cosa pur di arrivare per primi all’intelligenza artificiale generale. Ci veniva raccontato che l’intelligenza artificiale stava ormai imparando a svilupparsi autonomamente, mentre persino gli Houthi la utilizzavano per progettare armi e ingannare il nemico. Poi, quasi improvvisamente, arrivano gli inviti a rallentare, l’apparente disponibilità cinese a fare altrettanto, il rinvio della colossale quotazione di OpenAI, l’aumento dei rendimenti obbligazionari e i limiti fisici rappresentati da energia, reti elettriche, metalli e capacità di calcolo.
La sequenza merita attenzione. L’intelligenza artificiale non è semplicemente un settore industriale: è sicurezza nazionale. Ma costruirla costa cifre mostruose e richiede competizione, capitale privato e la genialità imprenditoriale che le burocrazie pubbliche raramente possiedono.
Era quindi logico lasciare che fossero gli investitori a finanziare la corsa, sopportandone costi e rischi.
Almeno fino al momento in cui l’atomo fosse stato davvero «spezzato».
A quel punto lo Stato avrebbe potuto intervenire, appropriarsi dei risultati e decidere chi avrebbe avuto accesso alla tecnologia autentica e chi soltanto a una versione depotenziata e controllata. Non sappiamo se stia già accadendo. Ma pensare che Washington permetta a società private e mercati finanziari di controllare indefinitamente una tecnologia più strategica dell’arma nucleare sarebbe, questo sì, piuttosto ingenuo.


